• Protesi difettose all'anca, indaga anche la Procura di Roma

    • 28/12/2015

    Non smette di destare attenzione e scandalo il caso delle protesi d’anca difettose poste in commercio dalla DePuy, azienda specializzata rientrante nella galassia Jhonson&Jhonson.
    Infatti a seguito della denuncia-querela sporta il 21/06/2013 da un cittadino romano, poco più che cinquantenne, a cui era stata impiantata una protesi d’anca ASR DePuy nell’anno 2006 poi rivelatasi difettosa al punto da provocare a soli sei anni di distanza la necessità di un intervento chirurgico di revisione che tuttavia non ha potuto scongiurare la frattura della testa del femore ed il rilascio di ioni metallici (cromo e cobalto) nel sangue, la Procura della Repubblica di Roma ha avviato un’attività di indagine volta ad accertare, tra l’altro, anche “l’eventuale esistenza di reati a carico della ditta produttrice delle protesi e/o di terzi sia per la messa in commercio del prodotto, che per le lesioni subite dalla p.o. a seguito dell’installazione della protesi”.

    In questo modo anche l’organo inquirente della Capitale intende fare luce su di una vicenda, ossia quella della messa in commercio delle protesi ASR Depuy ed i problemi che ne sono seguiti per i pazienti a cui è stata impiantata, seguendo un percorso già avviato sia dalla Procura della Repubblica di Torino (le cui attività di indagine sono state avviate dal PM Guariniello ed hanno già individuato come possibili responsabili i legali rappresentanti della società) che dalla Procura della Repubblica di Teramo (il cui panorama investigativo non si limita al reato di lesioni personali ma si estende altresì alla violazione del codice del consumo).
    La delicatezza della questione e la necessità di far emergere casi analoghi, così da ricostruire una casistica degli eventi e raccogliere quante più informazioni possibili, hanno indotto i diversi uffici dei Pubblici Ministeri a stringere sinergie ed a muovere passi comuni nello scopo di evitare di disperdere informazioni essenziali.

    Per coloro che ancora non avessero chiaro il problema, ciò di cui si sta trattando costituisce uno dei maggiori scandali che ha coinvolto la sanità italiana negli ultimi anni; era infatti l’anno 2012 quando alcuni organi di informazione diffondono notizie riguardanti un vizio costruttivo delle protesi d’anca ASR DePuy le quali, oltre a manifestare problemi di tenuta e di integrità nel breve e medio periodo (ossia entro i sette / otto anni dall’impianto, a fronte di una garanzia trentennale), comportavano altresì la dispersione nell’organismo dei pazienti protesizzati di ioni di cromo e cobalto, ossia di metalli notoriamente tossici per la salute umana se presenti in percentuali superiori a sette parti per miliardo.

    Appare opportuno ricordare che le medesime protesi ASR DePuy erano state interdette alla vendita negli Stati Uniti (ove ha sede la società costruttrice) proprio in ragione dei difetti che manifestavano, ciò per merito di un tempestivo intervento della FDA (ossia l’organo di vigilanza statunitense) che lamentava come su dette protesi non fossero stati compiuti sperimentazioni sull’uomo ma solo test di laboratorio rivelatisi insufficienti.
    La vigilanza degli enti europei a ciò preposti e, per quanto ci riguarda, del Ministero della Sanità non sembra aver agito con la stessa rigorosità e tempestività atteso che soltanto in Italia si possono contare migliaia di pazienti a cui è stata impiantata (a loro insaputa) proprio quel tipo di protesi, in tal modo impedendosi al consumatore finale una determinante informativa sulla sua salute, nonché producendosi un danno economico enorme per le già disastrate e limitate finanze destinate alla sanità pubblica.
    Se, tuttavia, questo tipo di interventi chirurgici ha riguardato pazienti in età avanzata, così di fatto rendendo più difficile la ricostruzione statistica ed un esame accurato, nel caso del cittadino romano di cui si è detto in apertura l’impianto della protesi è avvenuto in età relativamente giovane. Le conseguenze negative di quanto accadutogli a causa del cedimento strutturale della protesi, quindi, appaiono ancor più gravi in quanto lo stesso, oltre a dover essere sottoposto ad un intervento di revisione e sostituzione della protesi d’anca, ha subito la frattura del collo del femore con conseguente coxalgia ed è costretto a sottoporsi a continui monitoraggi per la misurazione della tossicità nel sangue a causa del rilascio di ioni metallici.

    Nonostante la gravità della vicenda ed i concreti rischi per la salute, ad oggi ancora non sembra esserci la giusta pubblicità sul caso e ciò, inevitabilmente, da un lato non consente uno screening accurato dei casi ed una corretta prevenzione per coloro che abbiano casi analoghi, e da altro lato produce un insperato vantaggio per tutti i possibili responsabili.
    Da ultimo merita di essere ricordato che se l’iniziativa delle Procure della Repubblica interessate è indirizzata alla salvaguardia del bene comune ed all’accertamento della verità, ciascun paziente cui sia stata impiantata una protesi d’anca ASR DePuy può aspirare al risarcimento del danno dei danni sia con riferimento al difetto di informazione che alle lesioni subite, per questo le sedi Territoriali di konsumer Italia ed il settore Sanità dell'associazione sono a disposizione di consumatori che si trovassero nelle condizioni di avere assistenza sul caso.

    Avv. Roberto Staro

    Continua...