• Liberalizzazione energia - Una lettera aperta di Paolo Landi a Matteo Renzi

    • 12/04/2017

    Con piacere ospitiamo la lettera aperta che Paolo Landi (Presidente della fondazione consumo sostenibile) ha inviato a Matteo Renzi sulla "liberalizzazione dell'energia" contenuta nel pacchetto concorrenza in approvazione in Parlamento, una legge che produrrà disastri non solo nell'energia ma anche in altri settori, a rischio anche le farmacie, ma questa è un'altra storia, 

     

    PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA 25 MILIONI DI FAMIGLIE SAREBBERO MESSE ALL' ASTA
    Paolo landi se succederà, per il PD sarà una catastrofe!  Abolire  nell'energia il "mercato di maggior tutela" è un errore, perche è garanzia  di un mercato competitivo ,oltre ad essere uno schiaffo al sociale.

     
    Caro Renzi,
    il PD sta commettendo un grave scivolone, sulla soppressione del mercato di maggior tutela. Soppressione   prevista nel decreto concorrenza per il 2018 e che Gentiloni  ha rinviato al 2019 (grazie alle pressioni  dei consumatori), mai il  nodo  resta.
    Uno "scivolone" che coinvolge 25 milioni tra  famiglie e piccole imprese; i quali nonostante  tutte le pressioni del porta a porta,   le telefonate serali, le pratiche commerciali  aggressive ed ingannevoli,  rifiutano di passare al "mercato libero". Non solo, molti consumatori  passati al libero, sono poi tornati alla maggio tutela....
    Mercato libero che come ben sai ( è documentato dalla stessa Autorità)  significa  energia è più costosa del 15% per la luce  e del 8% per il gas. Mercato libero che  per famiglie e piccole imprese (nella maggior parte dei casi)non ha reso la bolletta più leggera :
    Se il mercato di maggior tutela sarà abolito come deciso dal precedente governo e confermato da Gentiloni al 2018,  seguiranno aumenti a due cifre per alcuni anni, con un maggior costo alle  famiglie di 200/300 euro. E' un  copione di  film già  visto a suo tempo sulle assicurazioni RC auto.
    L abolizione della maggior tutela  è una  scelta   spinta dalle imprese, non  dai consumatore e neppure è richiesta dalla UE. Anche in questo caso la UE rischia di essere il pretesto. La UE mette all'indice solo  le tariffe  "below the cost" (sottocosto), e come ben sai non è il caso dell'Italia.
    Nel provvedimento deciso  vi è una seconda scelta ancora  più  pazzesca , la messa all'asta  di  milioni di famiglie e piccole imprese, qualora  non accettassero di  abbandonare il mercato di maggio tutela.
    Nell'intermezzo da oggi al 2018 'è  la farsa... con il  cosidetto  "mercato simile" fino a giugno2017, poi la messa d'imperio  nel "servizio di salvaguardia" cioè nella fascia  dei clienti morosi, le cui tariffe sono più care del 20/30%. Tutto  questo  riguarda 25 milioni  di elettori: famiglie e piccole imprese.!!

    La messa all'asta dei consumatori , ( famiglie e piccole imprese) ,non mi risulta che sia mai successa nella storia, sarebbe uno scandalo mediatico/sociale
    Perche il PD intende fare questo bel regalo a 5 stelle?????  Nel nome del  mercato sarebbero calpestati i più elementari diritti; con il Pd  messo sul banco degli accusati !!
    Il tuo appello all'impegno dei militanti è giusto, ma il consenso passa sopratutto  dalle scelte  nelle quali  ci si riconosce, poi come insegna un comune maestro (tu per averlo letto io per esserci stato, mi riferisco a Don Milani,) passa dall'esempio, la testimonianza, la coerenza, passa dal rimboccarsi le maniche.
    Sottolineo , che in questo caso  non si tratta di doversi  adeguarsi alle direttive UE; in un documento  UE (energy forum di Londra) il mercato di maggior tutela italiano è riportato come una best practice (buona pratica) .
    Il mio invito al  PD è molto semplice:  ripensi a questa  scelta sbagliata a favore di una riforma  che dia continuità al mercato di maggior tutela!  La stessa Commissione in un documento al Parlamento e agli Stati membri ci indica un possibile percorso.
    Riformare L'Aquirente Unico, la maggior tutela, in una Energy  Comunity  di servizio universale (ECOSS)
    In breve , quali  possono essere alcuni elementi a supporto di questa scelta e di  riforma??
    -Il mercato dell'energia è, e resta dominato da poche imprese  che controllano  80% del mercato, siamo quindi in un mercato oligopolistico, privo di una effettiva concorrenza. In Inghilterra, patria del liberismo, hanno riconosciuto  sull'energia questa realtà e hanno quantificato anche  i danni di  un mercato oligopolistico  sui  consumatori inglesi.
    -L'Italia già dispone di una struttura  collaudata ( l'acquirente unico)  . Una struttura che ha ben operato, viste le bollette più leggere che ha garantito ai consumatori in questi anni. ( si tratta  quindi di portare alcuni correttivi ad una esperienza già consolidata.)
    -collocare questa nuova struttura nell'ambito di una proposta  UE  sulle  ENERGY COMUNITY( doc UE del 2016 " delivering a new deal for energy consumer."
    -Cambiare il nome da acquirente unico in, ad esempio:  energy comunity servizio universale ECOSS, società pubblica senza scopo di lucro con un   CdA aperto  ad una rappresentanza sociale
    -l'energia dovrà essere acquistata sul mercato con contratti  di lungo periodo, più funzionali e vantaggiosi , come avveniva nel passato . (perche oggi  l 'Aquirente Unico acquista sul mercato spot, notevolmente più caro? chi l'ha deciso?)
    -il  criterio operativo, può restare quello attuale :i costi  per  l'acquisto dell'energia  nei tre mesi precedenti sono riversati sulle tariffe dei tre mesi successivi .Un  criterio semplice  che evita rischi finanziari. Per il consumatore significa solo che eventuali aumenti o riduzioni sono applicati con tre mesi di ritardo,
    -il contratto deve essere   standard , avere una durata predefinita, uno  o due anni; meglio un anno come nelle assicurazioni RC Auto
    -il consumatore  quindi dopo 12 mesi  può decidere di restare nella ECOSS o passare ad un operatore privato.
    -L'ECOSS  avrà   un rapporto diretto con il consumatore, con un  contratto di servizio oppure con l'acquisto on line, in tal caso potrebbe acquistare una determinata quantità  di energia  500  1000  o 100 kwh con il sistema del prepagato (In questo caso sono evitati anche costi di fatturazione e di morosità)
    - l'energia intermediata da ECOSS  potrebbe anche essere venduta  al  supermercato  o da una struttura commerciale, ( ferma restando la tariffa .)
    Salvaguardare un mercato in cui "tutela", non significa in assoluto prezzo piu basso, ma semlicemente  garanzia di tariffe trasparenti, non  speculative, cioè non soggette a variazioni/aumenti  ingannevoli. Il consumatore chiede un servizio affidabile, semplice e ,, controllabile. In altre parole esige  quello che il mercato libero non ha saputo dare in tutti questi anni.   Questa scelta garantisce non solo i consumatori, ma anche un mercato dell'energia  nel  quale c'è un reale e grande  competitor verso i gli operatori privati.
    .....poi vinca il migliore per trasparenza,prezzo e servizio.!!
    Un cordiale saluto
    Paolo Landi

    Continua...
  • Landi, "Un disastro la liberalizzazione nell'energia"

    • 27/01/2017

    Luce e gas: fine della maggior tutela? Una catastrofe


    Paolo Landi, presidente della Fondazione Consumo Sostenibile, spiega perché forzare le famiglie a passare al mercato libero è ingiusto e destinato a fallire “Chiediamo tutti insieme al Governo Gentiloni di ripensarci: il rischio sono aumenti a due cifre. Abbiamo delle proposte per coniugare tutela dei consumatori e concorrenzialità tra imprese”

    Alessandra Schofield
    Nel 2018 cesserà il sistema di “maggior tutela” per energia e gas, a favore di una totale liberalizzazione del mercato. Abbiamo chiesto a Paolo Landi – presidente della Fondazione Consumo Sostenibile, molto vicina a Konsumer – quali saranno le conseguenze per i consumatori e quali strade alternative sono percorribili.

    Perché ritiene che il definitivo passaggio al mercato libero sia un danno per i consumatori e che questo cambiamento non possa condurre ad una maggiore concorrenzialità del mercato?
    Il mercato libero dell’energia oramai esiste da dieci anni ma, nonostante tutte le visite a domicilio e le telefonate dei call center all’ora di pranzo e cena, solo una famiglia su tre è passata al mercato libero. Il motivo è la mancanza di fiducia, giustificata, perché chi ha scelto questo passaggio ha inizialmente goduto di tariffe promozionali che poi sono state elevate notevolmente, vanificando il risparmio. In realtà, dunque, il mercato libero ha reso più cara la luce del 15% ed il gas del 7%. E come se non bastasse, sono esplose le pratiche commerciali sleali: il mercato libero, finora, si è rivelato più costoso e non in grado di proteggere i consumatori. Liberalizzazione dovrebbe significare maggiore concorrenzialità, ma in Italia c’è un oligopolio di quattro o cinque imprese che si dividono l’85% del mercato e nei singoli territori, poi, assistiamo a veri e propri monopoli. In Inghilterra, considerata il faro del mercato libero, uno studio dell’Autorità antitrust ha dimostrato che le compagnie elettriche acquistavano l’energia quando era più cara per mantenere elevate le tariffe; bene, la stessa cosa è successa anche in Italia.
    Perché il Governo Italiano ha decretato la fine del mercato di maggior tutela?
    Il precedente Governo ha deciso che a giugno 2018 dovrà essere abolita la maggior tutela, con la motivazione ufficiale che questa contrasta con le norme europee sulle tariffe amministrate. Ma è falso, perché le indicazioni Ue riguardano unicamente le tariffe amministrate in presenza di agevolazioni da parte dello Stato. Il mercato di “maggior tutela” italiano non prevede alcun sussidio statale ed è stato addirittura riconosciuto come una best practice nelle esperienze europee. La reale motivazione della decisione del governo italiano, quindi, è di tipo ideologico: l’obiettivo è considerare l’energia non più un servizio ma un business. Si tratta di una scelta che risponde solo alle pressioni delle imprese, ma non alle esigenze delle famiglie.
    Qual è stato l’atteggiamento dell’Authority per l’Energia in questa vicenda?
    L’autorità ha inizialmente difeso la “maggior tutela” come cosa positiva, affermandone la coerenza con le norme europee. Come più volte ha ripetuto il presidente dell’Autorità per l’Energia Guido Bortoni “Non esistono prezzi regolati. Esistono solo prezzi di riferimento indicati dall’Autorità per l’Energia basati sul prezzo dell’energia all’ingrosso, prezzi determinati da acquisti compiuti sul mercato e non influenzati in alcun modo da condizionamenti di tipo amministrativo”. Poi si è uniformata alle posizioni del Governo, limitandosi a cercare di rendere il passaggio definitivo al mercato libero più “digeribile”, introducendo il concetto di tariffa e contratto standard e una comparazione delle tariffe semplificate. A fronte della persistente resistenza delle famiglie, poi, si è inventata la cosiddetta “tutela simile”, una sorta di premio per chi passa al mercato libero, ma che in realtà è solo una trovata per forzare le famiglie verso una scelta che fino ad oggi hanno respinto. I comparatori, i contratti e le tariffe standard sono cose di per sé positive, ma quelle poche garanzie in più non bastano. Tra l’altro, Autorità e associazioni hanno lavorato due anni per rendere la bolletta più trasparente, ma il risultato non è dei migliori. Individuare l’informazione più importante, cioè il costo di un kilowattora di luce o un metro cubo di gas è tuttora molto difficile, se non impossibile.
    Perché i comparatori di tariffe sono utili?
    Vi è stata una lunghissima discussione a Bruxelles, presso l’Autorità dell’energia Ue proprio su questo. Il comparatore è utile, ma per funzionare deve comparare tariffe standard, fatte con gli stessi criteri per tutti gli operatori e legate ad un consumo tipico di una famiglia. Comparare centinaia o migliaia di offerte commerciali è impossibile. Quindi è necessario che ogni operatore metta sul comparatore la propria tariffa standard e poi può tranquillamente proporre altre offerte commerciali; ma la comparazione, per essere comprensibile, deve essere effettuata su una tariffa standard, ad un prezzo pulito, senza premi o sconti o promozioni. Solo così i comparatori possono essere utili e importanti strumenti di informazione. Diversamente, rappresentano un ulteriore modo di raggirare i consumatori con comparazioni tra tariffe promozionali che hanno scarsa validità. Se si aggiunge che le tariffe promozionali hanno una durata inferiore a quella del contratto, chiaramente il consumatore rischia di pagare le penalità nel caso in cui intenda rescindere il contratto a fine promozione.
    Quali saranno le immediate conseguenze, per i consumatori, dell’abolizione della maggior tutela?
    Non c’è bisogno di essere profeti, basta guardare cosa è successo nel mercato Rc Auto quando sono state abolite le tariffe regolati: aumenti a due cifre per nove anni. Lo stesso accadrà per luce e gas, e quel “premio” per la tutela simile verrà recuperato ampiamente con gli aumenti tariffari successivi.
    Esiste, secondo lei, una strada oggettivamente percorribile che contemporaneamente protegga gli utenti di energia e gas ed incentivi la concorrenzialità in questo tipo di mercato?
    Si possono fare due cose molto semplici: prima di tutto, rimettere in discussione la decisione di sopprimere il mercato di maggior tutela. Poi, raccogliendo i consigli della stessa Commissione Ue, trasformare l’Acquirente Unico che acquista oggi l’energia per il mercato di maggior tutela, in una National Energy Community, cioè una struttura no profit che continua a fare quanto fatto fino ad oggi: acquistare energia sul mercato per rivenderla alla Community. L’unica differenza è che la Community opera solo per chi ne fa domanda, cioè chi si associa.
    Ci spieghi meglio cosa sono le Energy Community e se esistono esperienze in questo senso, in altri Paesi…
    Le Energy Community sono una realtà in Inghilterra ed in Austria, per fare solo due esempi, e si tratta di una forma di acquisto consigliata in un documento della Commissione Ue (A new deal for Energy Consumer) dello scorso anno. Una Energy Community è una sorta di gruppo d’acquisto che può riguardare un comune, oppure un quartiere o un condominio. Ma affinché questo sistema possa funzionare, occorre anche un altro passo importante, che la Fondazione ha proposto a Bruxelles con un proprio documento: l’acquisto di energia in pacchetti prepagati, che può essere effettuato al supermercato oppure on line. Una soluzione che supererebbe i vincoli dell’attuale contratto di servizio, che necessita di uno switch per poter cambiare operatore. Si aggiunga che con questa soluzione non sarebbe più necessario la lettura dei contatori, la fatturazione e anche il rischio di insoluto verrebbe eliminato, contribuendo quindi a ridurre il costo dell’energia. In Inghilterra ed in Austria si sta già sperimentando queste forme di prepagato con successo. Le attuali tecnologie consentono l’acquisto di “ricaricabili” anche per l’energia. Ciò consentirebbe al consumatore di acquistare energia nelle offerte più convenienti. Gli smart meter, cioè i contatori intelligenti, rendono possibile questa operazione. Così si può creare effettivamente un mercato concorrenziale, una competizione virtuosa tra consumatori e imprese. Eliminando un effettivo competitor dal mercato quale l’Acquirente unico di oggi, andiamo semplicemente incontro a forti aumenti delle tariffe, che avverranno dopo le tariffe promozionali iniziali. La National Energy community potrebbe continuare a svolgere questo ruolo in futuro.
    Sarebbe utile introdurre in questo ambito il diritto all’equo compenso per gli utenti vittime di informazioni ingannevoli o pratiche commerciali sleali?
    Il Codice del Consumo, in Francia, prevede che in caso di gravi informazioni ingannevoli verso i consumatori non solo le imprese vengano sanzionate, ma deve risponderne personalmente anche il presidente/amministratore delegato/responsabile dell’azienda, che rischia fino a sette anni di detenzione e 700mila euro di multa, oltre ad un rischio di sanzione all’impresa fino al 10% degli affari. In Italia solo l’impresa è sanzionabile, e le società mettono a bilancio il rischio di queste sanzioni. Le multe, quindi, non rappresentano quindi un deterrente sufficiente ad eliminare le pratiche commerciali sleali e le informazioni ingannevoli.  Occorre introdurre il diritto per i consumatori vittime di informazioni ingannevoli o pratiche commerciali sleali ad avere un equo compenso per il danno ricevuto. L’entità e le modalità del risarcimento possono essere delegate ad una trattativa tra azienda e associazione di consumatori. Solo in caso di mancato accordo può intervenire il giudice. Una proposta in tal senso è stata già presentata dalla Fondazione all’Ue nel documento European Consumer Code on Energy nell’ambito di un dibattito aperto a livello europeo. Si tratta di un’esperienza già collaudata in Italia nel settore bancario e autostradale. 
    Come si pone in questo contesto la produzione autonoma di energia da parte delle famiglie?
    Si tratta di una scelta molto importante ed oggi è molto meno costosa di qualche anno fa. Con le tecnologie odierne si possono installare i pannelli fotovoltaici sulla propria abitazione per essere autonomi sul piano dell’energia, ma permane la necessità di risolvere il problema di poter vendere direttamente l’energia inutilizzata invece di essere obbligati ad immetterla nel sistema e poi riacquistarla dal sistema stesso. C’è poi un altro nodo da sciogliere, meno semplice da affrontare: l’aumento della produzione autonoma di energia da parte dei consumatori autoproduttori significa che i costi del sistema elettrico sono ripartiti su un numero minore di utenze che restano nel sistema. È impensabile però porre gli oneri di sistema unicamente a carico di quei pochi che ci restano, ma dovrebbero comunque essere sostenuti almeno in parte da tutti. Alcuni Paesi come la Spagna hanno già definito il costo del sistema che rimane a carico degli auto produttori. Lo so, è un discorso scomodo ma va fatto. Infine, occorre porci anche il problema del costo elevato e dell’inquinamento legato allo smaltimento delle batterie. Sicuramente l’autoproduzione è destinata a crescere, non solo a livello delle singole famiglie ma anche a livello condominiale o di quartiere, come succede all’estero.
    Cosa possono fare le associazioni dei consumatori, qualora il mercato di maggior tutela venga effettivamente cancellato?
    Alle associazioni consumeristiche dico “Mettiamoci assieme per chiedere al premier Gentiloni di ripensare questa scelta. È un obiettivo che possiamo realizzare”. Qualora dovessimo fallire, possiamo percorrere la strada cui accennavo prima delle Energy Community e dell’acquisto dei pacchetti prepagati di energia. C’è poi eventualmente la soluzione, ampiamente utilizzata in altri Paesi europei che hanno già subito la liberalizzazione del mercato, che prevede switch organizzati. L’associazione dei consumatori valuta cioè le tariffe sul mercato, sceglie l’operatore più vantaggioso ed organizza per i propri iscritti il passaggio a questo fornitore, con il quale ha contrattato tariffa, trasparenza e servizi. Orientativamente, il contratto potrebbe avere durata annuale, al termine del quale l’associazione dei consumatori effettua una nuova ricerca ed eventualmente cambia ancora fornitore a favore dei propri associati. Naturalmente, qualora nell’arco della vigenza contrattuale l’impresa non rispettasse le condizioni pattuite, il consumatore dovrebbe poter cambiare.
    Bonus energia elettrica e gas, quanto ne sanno le famiglie italiane?
    Poco. Questo strumento è poco utilizzato dagli aventi diritto. Attualmente circa quattro milioni di famiglie si trovano in stato di povertà (vivono cioè con meno di mille euro al mese); ma le persone che godono del bonus energia elettrica e gas sono meno della metà (solo una famiglia su tre). C’è quindi un primo grande problema di informazione, che va risolto affinché tutti coloro che hanno i requisiti possano usufruire di questa agevolazione. Le associazioni dei consumatori ed i Caf sono a disposizione per fornire ogni chiarimento. Le associazioni dei consumatori, però, debbono anche muoversi per affrontare il problema degli scaglioni Isee: per il 2017 hanno diritto al bonus i nuclei familiari che hanno una certificazione Isee fino a 8.107,5 euro o a 20.000 euro se famiglie numerose con più di tre figli a carico. In questo modo, rimane penalizzato chi si trova nella fascia intermedia; bisogna quindi rivedere gli scaglioni.

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  • la fine del mercato di maggior tutela porterà aumenti a due cifre per luce e gas

    • 19/01/2017

    Konsumer Italia e Fondazione Consumo Sostenibile: la fine del mercato di maggior tutela porterà aumenti a due cifre per luce e gas


     Paolo Landi e Fabrizio Premuti “Abbiamo proposte per coniugare competitività con equità e solidarietà. Chiediamo che il Governo Gentiloni apra un confronto con le associazioni dei consumatori”.

    Konsumer Italia condivide pienamente e fa proprie le posizioni del presidente Fondazione Consumo Sostenibile Paolo Landi contro la cancellazione del mercato di maggior tutela per l’energia ed il gas, che il Governo aveva nel 2014 deciso per il 2018.

    “Chiediamo al Governo Gentiloni di rivedere questa scelta, che avrà come conseguenza forti aumenti delle tariffe per le famiglie. Occorre salvaguardare il diritto di scelta del consumatore a restare in un mercato protetto (che opera in regime di concorrenza), o di passare al mercato libero. Nessun provvedimento amministrativo deve forzare i consumatori e le famiglie a passare al mercato libero”. 

    La cosiddetta tutela simile, prevista nelle disposizioni dell’Autorità – che Paolo Landi definisce un palliativo – rappresenta una sorta di “premio” per chi passa al mercato libero “Il Governo dovrebbe chiedersi perché, dopo dieci anni di mercato libero e una campagna aggressiva fatta di visite a domicilio e telefonate nelle ore serali, ancora oggi i due terzi delle famiglie abbiano deciso di restare sul mercato protetto” osserva il presidente della Fondazione.

    Konsumer e la Fondazione stigmatizzano l’apertura selvaggia di un mercato le cui regole, pur esistenti, non vengono rispettate e le cui criticità sono già venute al pettine con le numerose pratiche commerciali sleali a danno dei consumatori, solo in pochi casi risolte con le procedure di conciliazione.

    Se nel 2018 sarà abolito il mercato di maggior tutela – affermano Landi e Premuti – le conseguenze sono facili da prevedere: aumenti a due cifre per alcuni anni, così come è accaduto a suo tempo nel settore assicurazione Auto quando fu abolita la tariffa regolata, e che saranno inizialmente mascherati o occultati con tariffe promozionali, come già accade oggi sul mercato libero. Il consumatore chiede una tariffa semplice, che possa controllata e che non sia soggetta a variazioni speculative o ad aumenti ingiustificati. Questo, fino a oggi, è stato garantito con il mercato di maggior tutela; l’Acquirente Unico ha svolto un ruolo di reale competitor nel comparto dell’energia, operando nella logica del mercato. 

    Le pressioni della UE per superare un sistema di mercato protetto non sono condivisibili soprattutto quando, nel caso italiano, si continuano a mantenere e tollerare i contributi che gravano in bolletta a favore delle imprese “Queste scelte diventano incomprensibili per i consumatori e sono alla base della crescente sfiducia dei cittadini nei confronti della UE” affermano Premuti e Landi. 

    Konsumer Italia e la Fondazione Consumo Sostenibile sostengono ed incoraggiano strade alternative, che tutelino il consumatore senza deprimere la concorrenzialità del mercato energetico, coniugando competitività con equità e solidarietà “Abbiamo diverse proposte in cantiere, che la Fondazione ha proposto anche in Commissione a Bruxelles ed alla stessa Autorità: trasformare l’Acquirente Unico in una Energy Community nazionale, che gestisca l’energia per le famiglie e per le piccole imprese come servizio e non come business. Le Energy Community possono essere realizzate anche nel territorio da un quartiere, un comune o un’organizzazione professionale. Si potrebbero poi introdurre pacchetti prepagati di energia, con un sistema simile alle ricaricabili telefoniche. I contatori intelligenti dovrebbero consentire anche l’acquisto di energia prepagata on line o al supermercato. Indispensabile è l’introduzione di una tariffa ed un contratto standard che siano facilmente comparabili tra le varie imprese che offrono energia sul mercato. Queste possono essere alcune idee e proposte per avere un mercato competitivo sull’energia e mantenere l’energia come un servizio e non soltanto come un business commerciale. Il Parlamento dovrebbe riesaminare questa decisione a favore delle Energy Community che la stessa Commissione sollecita nel proprio documento di luglio 2015 “Delivering a new deal for Energy consumers” sulle nuove frontiere di protezione dei consumatori del mercato energetico. Su queste proposte sarebbe opportuno che il Governo Gentiloni aprisse un confronto con le associazioni dei consumatori” concludono Fabrizio Premuti e Paolo Landi.

    20 gennaio 2017

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  • Agenzie energia, la vergogna dei contratti estorti

    • 09/11/2016

    Piero Saulli, Green Network: noi, operatori corretti in un contesto di grandi irregolarità

    I consumatori sono tempestati ogni giorno da telefonate per conto di questo o quell’operatore del mercato energetico. Ma si stanno verificando casi numerosi e gravissimi di estorsione del consenso a cambiare società di fornitura dell’energia elettrica, da parte di agenzie senza scrupoli. Non solo i clienti, però risultano danneggiati da questi comportamenti fraudolenti. Anzi, sono forse gli operatori più corretti a farne le spese più alte. Sul tema abbiamo intervistato Piero Saulli, Presidente di Green Network, Gruppo nato nel 2003.
    Cosa sono le agenzie per la vendita dell’energia 
    Si tratta di società esterne cui gli operatori del mercato dell’energia danno mandato di promuovere offerte commerciali. Anche noi inizialmente utilizzavamo queste agenzie italiane, senza renderci però conto del fatto che queste, a loro volta, affidavano gli incarichi a subagenzie situate soprattutto in Albania. Il che, ovviamente, non sarebbe una cosa negativa di per sé, se avessero lavorato correttamente. Ma così non era.
    Cosa è accaduto?
    Eravamo partiti con l’obiettivo di acquisire circa 10.000 clienti nuovi al mese. Ma si verificava una cosa strana: alla fine del 2015 e nei primi mesi del 2016 constatavamo un’impennata di nuovi contratti. Un fatto positivo, si potrebbe pensare. Eppure, a fronte di un aumento così significativo di clienti, assistevamo contemporaneamente ad un incremento delle segnalazioni da parte dei clienti. Questo, assieme al fatto che alcuni operatori di mercato inviavano segnalazioni all’Antitrust a nostro carico, ci ha indotto subito ad indagare. Abbiamo così riscontrato una serie di anomalie nell’operato delle agenzie ed abbiamo proceduto ad un intervento immediato e radicale su tutta la struttura riducendo di oltre il 90% il numero delle agenzie. Oggi, in effetti, non assistiamo più a questi fenomeni ed i disconoscimenti da parte dei clienti sono addirittura scesi sotto l’1% dei clienti mensilmente acquisiti. .
    Quali comportamenti anomali avete riscontrato, da parte delle agenzie?
    Si andava da una tecnica di vendita particolarmente aggressiva allo spacciarsi inizialmente per un altro operatore. 
    In che modo siete intervenuti, nell’immediato?
    Abbiamo irrigidito le nostre procedure, istituendo anche un quality control interno che effettuasse verifiche a campione sulle telefonate caricate dalle agenzie di vendita ; abbiamo adeguato le procedure di acquisizione, in modo da garantire al cliente  i  tempi necessari per avere la totale consapevolezza sull’accettazione e sui contenuti delle nostre offerte commerciali , abbiamo inoltre allungato i termini per esercitare il diritto di ripensamento di 10 giorni. Ci siamo veramente mossi con la massima tempestività: scoperto il fenomeno, , nel giro di un paio di mesi avevamo eliminato tutte le agenzie che adottavano comportamenti non professionali. Abbiamo proceduto a denunce penali, cause di risarcimento danni ed a tutte le azioni legali necessarie per allontanare questi soggetti. Per quanto ci riguarda, quindi, il fenomeno è stato rapido e circoscritto nel tempo: chi ancora oggi diffonde notizie negative che ci riguardano è male informato. Oppure in mala fede.
    Che conseguenze avete avuto, dalla vicenda?
    Come altri operatori siamo oggetto di una indagine Antitrust, anche se in un certo senso rappresentiamo una particolarità. Siamo infatti stati il primo operatore privato “piccolo”  se paragonati ai big di mercato che si è attivato nel segmento delle utenze domestiche. Questo sul piano ufficiale ed istituzionale. 
    Sul piano più personale, per così dire, abbiamo  ricevuto pressioni di ogni tipo da parte di quelle subagenzie oltre confine. Vi sono poi gli “effetti collaterali” di immagine, ma non è tutto.
    In che senso?
    Appena individuato il problema, Green Network si è allineata su un approccio cauto e conservativo, che dia piena certezza al cliente sul contratto, sul soggetto con cui tale contratto viene sottoscritto e sui suoi diritti. Abbiamo irrobustito le nostre procedure di controllo interne ed esterne, a tutela della nostra professionalità e dei consumatori. Ma stiamo assistendo a due fenomeni molto gravi, che indeboliscono la nostra posizione sul mercato. Prima di tutto, la persistenza di soggetti che non hanno rafforzato il proprio sistema di controllo e continuano a servirsi di queste agenzie, le quali come si è visto producono numeri molto importanti. Inoltre è in atto una vera e propria campagna diffamatoria nei confronti della nostra Società da parte di un noto “big” del mercato: è stata messa in giro la voce di un fallimento di Green Network, che ha indotto clienti spaventati a rientrare in Enel, creando un detrimento tanto a noi quanto ai consumatori. 
    Stiamo subendo il problema in maniera terribile e siamo ancora più penalizzati dal contesto di scorrettezza in cui dobbiamo operare.
    Come intendete tutelarvi?
    Prima di tutto, stiamo compiendo ogni atto necessario a chiarire completamente la nostra posizione presso l’Antitrust. Ciò è doveroso nei confronti dell’Autorità Garante della Concorrenza e dei consumatori. Ma nei prossimi giorni presenteremo a nostra volta una segnalazione all’Agcm per comportamenti scorretti che sono stati attuati nei confronti di Green Network. Ci siamo resi conto che è fondamentale comunicare la nostra verità, perché non tutti sono in grado di comprendere cosa sta accadendo.
    Secondo lei, come è potuta crearsi una simile situazione di scarso controllo sulle agenzie?
    In sé lo strumento stesso del teleselling è difficile da gestire. Ma soprattutto non esiste alcun elenco o registro delle agenzie di vendita per l’energia, che restano quindi al di fuori del perimetro di controllo. Una delle nostre proposte è proprio la creazione di una lista di agenzie qualificate sul mercato, che rispondano a precisi requisiti. Anche perché si pone, a nostro avviso, un grosso problema sul fronte Privacy, raccolta, gestione e conservazione dei dati. Non si spiega come mai questi operatori, quando contattano gli utenti, siano già in possesso di tutti i riferimenti anagrafici del cliente e della sua utenza. Chi glieli fornisce, e come? E ancora, i dati possono essere considerati proprietà industriale della Società che li ha raccolti? E, in tal caso, può profilarsi un reato specifico da parte di questi soggetti? Intendiamo interessare alla questione anche il Garante per la Privacy.
    Ma quali danni hanno subito i consumatori coinvolti in queste operazioni?
    Paradossalmente, pochi sul fronte operativo ed economico. Ma enormi sul piano etico. Se è vero che la sottoscrizione di contratti attraverso questi canali è gravata dal gettito pagato alle agenzie rispetto a canali più sani e caratterizzati da una competizione virtuosa, è altrettanto vero che i clienti per i quali  avevamo  attuato le procedure di ripristino al precedente contratto definite dall’Autorita’ per l’energia elettrica e il Gas, dopo il loro disconoscimento, hanno potuto accedere a tariffe inferiori alla cosiddetta maggior tutela. Va detto, per inciso, che noi stiamo  assolvendo anche a quelle richieste di ripristino per disconoscimento pervenute molto tempo dopo i termini previsti, magari con fatture insolute il cui pagamento non ci è mai pervenuto. Questi consumatori non hanno dovuto subire neppure una interruzione di servizio. Ma sta di fatto che a loro è stato estorto un consenso, e questo è intollerabile.
    Quali fattori, oltre un registro per le agenzie, potrebbero contribuire ad evitare il ripetersi di queste situazioni?
    Bisognerebbe assecondare la totale liberalizzazione del mercato, per una concorrenza tra operatori serena e virtuosa e liberalizzare quanto prima anche il servizio di maggior tutela. In questo modo noi venditori avremmo costi di acquisizione dei clienti molto ridotti e potremmo trasferire al cliente finale prezzi sempre piu’ competitivi.
    Green Network sta predisponendo uno strumento facilissimo da usare che consente al consumatore di determinare se e quanto stia risparmiando.
    Si potrebbero fare tante cose, per migliorare il mercato dell’energia e rendere il consumatore più consapevole; a mio avviso sarebbe utilissimo anche indicare nella fattura stessa sia l’importo da pagare sia la migliore offerta in corso da parte del medesimo operatore, indicando al cliente quanto andrebbe a risparmiare nel passaggio e l’eventuale penale da versare. Noi operatori dovremmo fare lobby, in senso positivo, unirci in un’operazione di pulizia e trasparenza anziché – come alcuni fanno – lanciarsi in una guerra per rubarsi clienti, usando anche metodi molto scorretti. Alla fine ci si rimette, in termini di perdita di fiducia da parte dei consumatori. 
    Perché Green Network ha cercato una sinergia con Konsumer?
    Konsumer Italia è stata tra le prime associazioni consumeriste a evidenziare il fenomeno di aggressione da parte delle agenzie. Insieme a Konsumer, così come con altre realtà, abbiamo voluto aprire un percorso per capire come migliorarci. Ciò è stato ed è molto utile. Condividiamo la necessità di trasmettere messaggi chiari ai cittadini, affinché siano ben consapevoli di ciò che stanno facendo possano compiere le proprie scelte a ragion veduta. Mentre sostengo, come dicevo prima, la piena liberalizzazione del mercato, però, mi permetto al contempo di dire che serve anche una maggiore cultura e sensibilizzazione tra i cittadini, affinché venga arginato il fenomeno dello switch [il passaggio da un operatore all’altro ndr] utilizzato quale strumento per non pagare le fatture. Senza, beninteso, aggredire le fasce deboli.

    ufficio stampa Konsumer Italia

     

    Continua...
  • Konsumer Italia: oneri di sistema, ma quale “interesse generale”?

    • 20/09/2016

    E io pago…
    Con le nostre bollette per l’energia elettrica contribuiamo a pagare i debiti che qualcun altro ha contratto

    Di Alessandra Schofield
    Nelle bollette per l’energia elettrica sotto la voce “oneri di sistema” ricade quella quota che tutti i clienti finali del servizio elettrico pagano per la copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico. 
    Queste voci di spesa sono state introdotte nel tempo da specifici provvedimenti normativi, rappresentando via via una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale. Attualmente, si attesta a circa il 25,7% del totale (dato 2° semestre 2016, fonte Autorità per l’energia elettrica).
    In altre parole, ciascuno di noi sostiene questi costi sia pure in misura variabileper tipologia di utenza – domestica, illuminazione pubblica, altre utenze in bassa, media o alta tensione – secondo criteri che variano da componente a componente.
    Questa è la teoria. Ma cosa significa, nella pratica? Significa che, senza saperlo, paghiamo debiti che nemmeno immaginiamo.

    Il testo integrale dell'articolo nel prossimo InfoKonsumer! 

    COMUNICATO STAMPA

     È sempre il consumatore a pagare i conti degli altri
    Fabrizio Premuti “Pagando le bollette dell’energia elettrica, contribuiamo a saldare i debiti che qualcun altro ha contratto”
    Lo scandalo degli oneri di sistema nelle fatture: così lo Stato “tappa i buchi” a nostra insaputa

    Konsumer Italia dice basta allo scandalo degli oneri di sistema nelle bollette dell’energia elettrica, grazie ai quali i consumatori pagano i debiti di molte società in difficoltà economica.

    Teoricamente, lo scopo della voce “oneri di sistema” nelle fatture è coprire i costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico “Ma qui l’interesse è tutt’altro che generale. Anzi, è molto particolare – sottolinea il presidente Konsumer Fabrizio Premuti – Chi credete che abbia pagato e stia pagando i debiti di Alcoa e Sorgenia? E chi, secondo voi, pagherà i debiti dell’Ilva? Solo e sempre i consumatori, proprio grazie agli oneri di sistema”. 

    E non è tutto. Tanto per fare qualche esempio, ogni volta che paghiamo una bolletta dell’energia elettrica, ci accolliamo anche i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari, sosteniamo aziende quali ThyssenKrupp, Cementir, o Nuova Tic e paghiamo una quota di un risarcimento riconosciuto ad Enel  dopo la liberalizzazione del mercato risalente al ’99.

     “In Italia le bollette sono le più care d’Europa. E sapete perché? Se le tasse non sono sufficienti, si colpiscono i consumi” spiega Premuti “I cittadini italiani sono già vessati da un’imposizione fiscale insostenibile. Questo modo di mettere le mani nelle tasche dei consumatori a loro totale insaputa è vergognoso”.


    Roma, 20 settembre 2016

    Continua...