• I certificati per uso elettorale sono esenti da bollo

    • 11/01/2018

    PAGAMENTO DELL'IMPOSTA DI BOLLO SU CERTIFICATO AD USO ELETTORALE NELLE PROCURE DI ROMA E MILANO

    PREMUTI, KONSUMER ITALIA: “LA NORMATIVA NAZIONALE NON LO PREVEDE. CHIEDEREMO IL RIMBORSO PER CHI HA PAGATO"


    In questi giorni molti cittadini si stanno recando in Procura per ottenere i propri certificati penali e dei carichi pendenti ai fini elettorali. Dalla città di Roma e da Milano ci giungono segnalazioni che per il rilascio di tali certificati viene richiesta la marca da bollo da 16 euro.

    Sulla applicabilità della normativa del D.P.R. 642/72 in merito all'esenzione dell'imposta di bollo su atti e documenti riguardanti la formazione delle liste elettorali e relativi all'esercizio del diritto elettorale, le Procure di Roma e Milano starebbero evidentemente applicando una propria direttiva interna che certamente non può prevalere su una legge.

    “A che fine si richiede l'applicazione della marca da 16 euro se siamo davanti ad una richiesta di certificato ad uso elettorale? – afferma Fabrizio Premuti, presidente Konsumer Italia- Se accerteremo la veridicità delle segnalazioni procederemo alle richieste di rimborso per tutti quei cittadini che potranno provare di aver subito un sovraprezzo in spregio alla normativa vigente”.

    Konsumer Italia annuncia due lettere con richiesta di chiarimento alle Procure di Roma e Milano, riportando le segnalazioni pervenuteci dagli utenti. L’associazione, inoltre, sta provvedendo a verificare se un simile comportamento si stia replicando anche presso altre Procure.

    I cittadini che avessero pagato l'ingiusto balzello potranno rivolgersi presso le sedi Konsumer Italia ai fini della richiesta di restituzione delle somme ingiustamente spese.

     

    Roma, 11 gennaio 2018

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  • TARI confusione totale, facciamo chiarezza

    • 01/12/2017

    TARI GONFIATA E RIMBORSI: LA SITUAZIONE ATTUALE

     

    Come capire se è stata pagata una tassa sui rifiuti più alta del dovuto? Come ottenere il rimborso?
    Innanzitutto, bisogna armarsi di tanta pazienza.
    Già, perché se il Ministero dell’Economia e delle Finanze prometteva di fare chiarezza sulla questione, in realtà la circolare pubblicata lo scorso 20 novembre non sembra aver dissipato tutte le incertezze dei contribuenti; viceversa, il caso Tari è ancora nel caos totale.
    Una cosa è certa: stando alla circolare del Mef si può chiedere il rimborso dal 2014. Ma come?
    IL CASO TARI
    Partiamo dall’inizio. La questione prende spunto dalla risposta all’interrogazione in Commissione n. 5-10764 dell’On. le L’Abbate, nella quale è stato chiesto se la quota variabile della tariffa debba essere calcolata una sola volta anche nel caso in cui la superficie dell’utenza domestica comprenda quella delle pertinenze dell’abitazione. Pare, infatti, che molti Comuni, grandi e piccoli, abbiano sbagliato ad applicare la quota variabile della Tari, poiché talvolta è stata computata la quota variabile sia in relazione all’abitazione che alle pertinenze, determinando, così, una tassa più elevata rispetto a quella che risulterebbe computando una sola volta la quota variabile rispetto alla superficie totale dell’utenza. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze conferma l’errore. Secondo la circolare pubblicata il 20 novembre u.s. è, infatti, "corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell'utenza domestica”. Si è, in tal modo, aperta la strada ai rimborsi in favore dei cittadini che hanno versato somme in eccesso a titolo di tassa sui rifiuti.
    L’ERRORE
    Come prima cosa occorre controllare l’avviso di pagamento inviato dal Comune e verificare, in caso di pertinenze, che la quota variabile applicata risulti pari a zero euro. Solo attraverso questo controllo si potrà capire se sia stato sbagliato il calcolo e, quindi, se la tariffa sia stata gonfiata. Di solito nell’avviso di pagamento sono indicate, espressamente, sia la parte fissa sia la parte variabile della tassa: la parte variabile della Tari, in particolare, deve essere applicata una sola volta sulla superficie totale dell’utenza domestica, comprese le pertinenze (ad es. garage, cantine, soffitte, posti auto, mansarde ecc.), tenuto conto del numero dei familiari. Lo precisa il Mef nella circolare del 20 novembre u.s.: "Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell'utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l'importo della Tari". Potrebbe, però, addirittura anche accadere che la parte variabile non sia affatto specificata nell’avviso di pagamento. Insomma, rilevare le inesattezze potrebbe non essere semplice. I contribuenti più fortunati, potrebbero essere agevolati dalle dichiarazioni di alcuni Comuni che hanno ammesso l’errore; ma solo in pochi l’hanno già fatto. In ogni caso, la KONSUMER ITALIA, come associazione a tutela dei consumatori, fornisce tutta l’assistenza necessaria per scoprire le inesattezze nel calcolo della tariffa.
    LA DOMANDA
    Supponiamo, ora, che dopo aver verificato attentamente la propria posizione negli avvisi di pagamento, il contribuente abbia con certezza rilevato l’errore nel calcolo della tariffa. Cosa fare, dunque? Ebbene, in tal caso bisogna presentare un’ istanza di rimborso delle somme versate in eccesso al Comune, se gestisce la tassa direttamente, o al Concessionario del Servizio, che si è occupato di riscuotere la Tari. Come chiarito anche dal Mef nella circolare del 20 novembre u.s. “ l’istanza, che non richiede particolari formalità, deve però contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della TARI”. Ma attenzione: il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto entro il termine di 5 anni a decorrere dal giorno del versamento, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. L’istanza, inoltre, va inviata con raccomandata con ricevuta di ritorno o con una mail di posta elettronica certificata (Pec), allegando gli avvisi di pagamento della Tari contestata. Il Comune dovrebbe provvedere al rimborso entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza. Se l’Ente dovesse negare espressamente il rimborso, il contribuente ha solo 60 giorni per presentare il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale; ma se l’Ente, addirittura proprio non risponde entro il termine di 90 giorni dalla presentazione dell’istanza, non rimane altra strada, se non quella di fare ricorso per far valere le proprie ragioni. 
    Occhio, però, alle istanze immotivate e ai ricorsi fai da te; sì, perché, per non correre il rischio di rimetterci di tasca propria, sempre meglio chiedere il parere e l’assistenza di un esperto.
    LA POSSIBILE BEFFA PER I CONTRIBUENTI
    Nel caos innescato dal calcolo errato della Tari, oltre al danno, si profila anche la beffa per i contribuenti. Infatti, i contribuenti che hanno provveduto a saldare la tassa a seguito di un accertamento (anche in sede di rottamazione) difficilmente riusciranno ad ottenere il rimborso delle somme versate in eccesso, poiché il decorso del termine di 60 giorni dalla notifica cristallizza la pretesa impositiva. Ma vi è di più! La beffa è, in realtà, dietro l’angolo anche per i tutti i contribuenti che hanno pagato correttamente. Bisogna, infatti, considerare che, in base al Decreto Ronchi (D.lgs. 22/97) i Comuni determinano un piano di costi per lo smaltimento dei rifiuti, proporzionando la tassa sui contribuenti in modo tale da coprire interamente quel costo. Ebbene, in caso di rimborso, in favore dei contribuenti tartassati, della tariffa versata in eccesso il Comune avrà sempre quel determinato costo del servizio, ma qualcosa in meno in termini di incassi. Ne consegue, quindi, il rischio che i costi del mancato incasso vengano spalmati su tutti i contribuenti.
    Per informazioni e approfondimenti: 392/0529258 -  campania@konsumer.it
    Avv. Stefania Palmariello
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  • Un caso di criticità dell'Isee

    • 01/12/2017

    In un caso concreto i criteri di individuazione dell'indice dell'ISEE ha determinato l'applicazione delle percentuali massime di contribuzione, in relazione alle spese necessarie per il ricovero giornaliero, in una struttura convenzionata con l'ente pubblico, una persona affetta da Alzheimer.

    Sono venute alla luce molte criticità nell'applicazione dell'Istituto sulle quali si dovrà effettuare una riflessione generale.

    Si premette che in genere nel caso di ricovero in una struttura convenzionata le spese previste sono sostanzialmente di tre tipi:

    a) La quota albeghiera sempre a carico del privato;

    b) La quota assistenziale a carico del privato in una misura determinata in base all'ISEE e dunque in relazione alla sua capacità reddituale/patrimoniale;

    c) La quota sanitaria a carico dell'Ente pubblico.

    La quota alberghiera è sempre a carico del privato; l'ulteriore distinzione tra le voci di spesa cioè tra le attività assistenziali (a carico del privato per una quota stabilita in base all'ISEE) e sanitarie (a carico invece dell'Ente pubblico) serve ai fini del pagamento di una retta di degenza giornaliera ulteriore che va ad aggiungersi alla quota alberghiera.

    La prima questione riguarda l'applicabilità o meno della sentenza della Corte di Cassazione n. 4558 del 22 marzo 2012. Com'è noto tale sentenza stabilisce l'importante principio in relazione ad un caso di Alzheimer nel senso che che qualora esista una stretta correlazione funzionale tra le prestazioni assistenziali (marginali ed in genere a pagamento da parte del privato in base all'ISEE) e quelle sanitarie (a carico dell'Ente pubblico), tali da determinare l'impossibilità di distinguere tra le une o le altre, la spesa viene posta a totale carico del servizio sanitario nazionale”.

    In un caso però, secondo il consumatore, il quadro clinico accertato e comprovato del paziente affetto di Alzheimer IMPEDIVA DI DIFFERENZIARE, nel concreto, LA QUOTA ASSISTENZALE DA QUELLA SANITARIA mentre secondo l'ente tale differenziazione era stata stabilita sulla carta e preventivamente con unoschema predeterminato delle quote assistenziali e sanitarie previsto in tabella chiamato MINUTAGGIO ASSISTENZIALE e SANITARIO.

    Per tutti i pazienti della struttura dunque vale che la quota alberghiera di 40 euro giornalieri è a carico del privato mentre la quota assistenziale a carico della famiglia del paziente viene fissata sempre sulla carta in base all'85% delle ore lavorative del personale (per tutti i pazienti indistintamente) mentre il restante 15% del “minutaggio”, ancora valido per tutti, riguarda le prestazioni del personale sanitario a carico dell'Ente.

    Ne consegue che la tariffa massima di 120 euro giornalieri viene ripartita in 40 euro per l'ospitalità alberghiera (a carico sempre del privato), in 65 euro di massima spesa per minutaggio assistenziale (a carico del privato in base all'ISEE ovvero nel senso che il più ricco non può pagare più di 65 euro al giorno mentre il più povero può anche pagare meno in percentuale) e 15 euro di assistenza sanitaria a carico dell'ente pubblico.

    Tuttavia è arduo per una persona affetta di Alzheimer distinguere in modo preciso la quota assistenziale da quella sanitaria per sostenere come fa l'ente che il principio stabilito dalla cassazione non si applica.

    La seconda questione riguarda il COSTO UNITARIO OTTIMALE di riferimento fissato dalla regione in 115 euro al giorno. Ciò significa che la regione ha individuato tale costo unitario giornaliero massimo per un ricovero ai fini dell'erogazione dei finanziamenti pubblici alle aziende sanitarie. Tuttavia con una delibera regionale è stato stabilito che tale costo ottimale non si applica ad unazienda pubblica di servizio per i servizi socio-assistenziali (cioè nell'azienda concreta dove si viene ricoverati) ma solo agli enti locali che erogano i soldi alle stesse aziende. Quindi si rileva una contraddizione laddove il costo giornaliero venga fissato dall'azienda che ricovera il soggetto in misura maggiore ai 115 euro e quindi in 120 euro giornalieri. Lo stesso ente sovraordinato che individua il costo unitario ottimale in 115 euro lo esclude invece per le aziende pubbliche di servizio stipulando con le stesse persino delle convenzioni. Tuttavia nessuno si premura di fornire adeguata informazione ai sensi del codice del consumo in relazione al costo giornaliero in più pari a 5 euro spiegando anche a titolo viene pagato dal privato

    Infatti in sede di convenzione tra USL ed Azienda pubblica di servizio andrebbero specificati i motivi che inducono ad oltrepassare il costo ottimale mentre nel rapporto clienti/familiari/utenti del servizio/consumatori ed l'azienda pubblica (ma vale per tutte le convenzioni in essere con le Aziende Pubbliche di Servizio)parrebbe mancata la trasparenza e l'informazione adeguata sui costi aggiuntivi ovver,o nel caso specifico, il motivo ed il titolo per cui vengono richiesti 5,00euro al giorno in più rispetto al costo ottimale (120,00 di costo giornaliero).

    La terza questione è che nel caso concreto la retta giornaliera è stata calcolata nel massimo poiché un alloggio è stato venduto ed i soldi sono affluiti sul conto corrente. Pertanto il nucleo familiare è stato considerato “ricco” cioè come se avesse attualizzati entrambi i valori nell'ISEE ovvero la casa ed il prezzo di vendita della stessa (ma la casa all'evidenza non c'è più nel patrimonio).

    Il quarto aspetto è quello forse più delicato e richiederebbe una Ctu per confermare ciò che sembrerebbe apparire dall'applicazione delle quote giornaliere a carico dell'utente. Si allude al fatto che sembrerebbe che la quota assistenziale nella misura massima sia stata calcolata anche sui cinque euro giornalieri in più richiesti dall'ente al privato. Ma ciò è da approfondire ed è stato richiesto all'ente che sinora non ha risposto.

    Avv. Orlando Navarra

    Presidente Konsumer Val D'Aosta

    Ufficio legale KONSUMER ITALIA

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  • Al via la rottamazione bis, stesso inganno

    • 06/11/2017

    ROTTAMAZIONE BIS 2017 AL VIA Debiti con Equitalia? Ecco come rottamare le cartelle esattoriali.

    Fermo restando il nostro giudizio estremamente negativo sulla rottamazione delle cartelle, sia la prima fase, sia la bis che inizia ora. Riteniamo opportuno dare alcune indicazioni ai consumatori che possono permettersi di pagare in 5 rate quello che la maggior parte dei cittadini non può pagare neanche in 72 rate. E' una finta rottamazione che favorisce i grandi evasori lasciando la maggior parte di chi ha pendenze con il fisco e l'Inps nelle medesime condizioni precedenti, o semplicemente regalando il contentino, in perfetto stile una tantum, a chi potrà rottamare qualche pendenza ma non tutto. Un peccato davvero, migliaia e migliaia di cittadini avrebbero fatto carte false per avere la possibilità di rimettersi in regola ma con tempi più confacenti ai propri magri redditi. Di seguito le istruzioni per l'uso.


    Entra nel vivo la cd "Rottamazione bis" della cartelle esattoriali e degli avvisi, prevista nel testo del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018, che permette nuovamente di richiedere un condono sulle cartelle di pagamento Equitalia, multe comprese, sulle notifiche di accertamento dell'Agenzia delle Entrate su Irpef, Irap, Ires, contributi previdenziali, Inail e Iva.
    Per i cittadini si apre, dunque, una nuova possibilità di estinguere il proprio debito con il Fisco, usufruendo di uno sconto sulle somme dovute, pari alle sanzioni, agli interessi di mora a all'aggio di riscossione.
    A beneficiare della nuova definizione agevolata possono essere non solo i contribuenti che hanno ricevuto cartelle di Equitalia 2017, ma anche tutti coloro che sono stati esclusi o sono decaduti dalla prima rottamazione delle cartelle esattoriali.
    Si tratta, in pratica, di una sanatoria della sanatoria, perché oltre a riaprire i termini per i ruoli affidati alla riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre di quest’anno (cartelle 2017), la possibilità di ottenere il saldo fiscale si estende anche a chi non ha pagato una o due rate della prima rottamazione e alla platea di contribuenti precedentemente non ammessi.  
    Un’occasione molto ghiotta, quindi, per migliaia di cittadini che hanno debiti col Fisco. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le novità sull’argomento:

    CARTELLE 2017
    L’Agenzia delle Entrate – Riscossione comunicherà al contribuente l’importo da pagare, ma che al 30 settembre di quest’anno non risulta ancora essere stato notificato con la cartella esattoriale. La domanda di rottamazione dovrà essere presentata entro e non oltre il 15 maggio 2018. Successivamente, entro il 30 giugno 2018, il Fisco comunicherà al contribuente gli importi dovuti per l’adesione alla rottamazione bis, secondo le rate prescelte: il pagamento, infatti, può avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2018, ovvero in massimo cinque rate di uguale importo, da pagare nei mesi di luglio 2018, settembre 2018, ottobre 2018, novembre 2018, febbraio 2019.

    CONTRIBUENTI ESCLUSI DALLA PRIMA ROTTAMAZIONE
    Anche i contribuenti che non avevano potuto aderire in passato alla rottamazione, perché non in regola con il pagamento delle rate di una precedente rateizzazione, possono beneficiare della definizione agevolata.
    Tale possibilità è prevista per i carichi compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016 per i quali il contribuente, non avendo eseguito il pagamento rateale delle somme dovute entro il 31 dicembre 2016, è stato escluso dalla procedura.
    Per tali importi il contribuente ha la possibilità di esercitare nuovamente la facoltà presentando un’apposita istanza all’Agente della riscossione entro il 31 dicembre 2017 e provvedendo, poi, entro il 31 maggio 2018, al pagamento delle somme dovute sulle rate scadute.

    CONTRIBUENTI DECADUTI 
    La Sanatoria bis 2018 da la possibilità ai contribuenti di pagare entro il 30 novembre 2017 le rate della definizione agevolata dei carichi scadute a luglio e a settembre 2017, previste dalla legge precedente in merito alla rottamazione delle cartelle..
    Dunque, chi non è riuscito a pagare entrambe le rate o una sola di esse, può vedersi riammesso al beneficio della rottamazione stessa ed ecco che scatta la cosiddetta rottamazione bis.
    Infatti, chi ha saltato le rate della precedente sanatoria avrebbe dovuto pagare di nuovo interessi e sanzioni sull’intero importo da rottamare. Con il decreto, invece, viene ripescato nella sanatoria, ma entro il 30 novembre dovrà versare in un’unica soluzione quanto avrebbe dovuto pagare sin qui con la vecchia rottamazione.
    MA ATTENZIONE!
    Non è sempre conveniente rottamare.
    Infatti, nonostante con la rottamazione il risparmio sul debito sia assicurato, va valutato attentamente per quali cartelle conviene effettivamente presentare la domanda di rottamazione.
    Va da sé che prima di decidere di rottamare oppure no si rende necessario verificare che gli importi richiesti siano dovuti.
    Generalmente, non conviene rottamare le cartelle che sembrano prescritte o quelle di cui si è sicuri di non aver ricevuto mai la notifica; la notifica delle cartelle deve, infatti, avvenire secondo una precisa procedura, ossia secondo forme e criteri fissati dalla legge, diversamente la cartella è nulla e può essere impugnata.
    In ogni caso, è essenziale anche valutare attentamente se si ha a disposizione la liquidità necessaria per poter pagare la rottamazione.
    Per questo prima di presentare la domanda di rottamazione, va fatta un'analisi preventiva della convenienza. 
    A tal fine, la Konsumer Italia fornisce ai cittadini tutta l'assistenza necessaria per la ricostruzione della posizione debitoria e la valutazione dell' effettiva convenienza della rottamazione, espletando tutte le formalità necessarie per aderire alla procedura.
    Per qualsiasi informazione gli utenti interessati potranno contattare l' Avv. Stefania Palmariello, anche chiamando al 3920529258.


    Avv. Stefania Palmariello
    Via Paradiso, 21 - 83040 Fontanarosa (AV) 
    Tel. e fax. 0825.476068
    Cell.: 347.3433372

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  • Fisco; Dopo la rottamazione per ricchi rimpiangeremo Equitalia

    • 30/07/2017

    RIMPIAGEREMO EQUITALIA: La frittata è fatta. Fisco sempre più aggressivo? A rischio i conti correnti.

    Dal 1 luglio allo scioglimento della società Equitalia, subentrerà direttamente nell’attività di recupero coattivo dei crediti, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il nuovo soggetto che si occuperà della riscossione è quindi più forte di EQUITALIA, perché accentra e riunisce tutti i poteri di accertamento-riscossione prima ripartire tra l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia stessa. Chi ha debiti con il Fisco rischia quindi di ricevere, a partire dal 1° luglio, un pignoramento diretto del conto corrente o dello stipendio da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco potrà infatti direttamente ordinare a banche e datori di lavoro di versare direttamente all’Agenzia delle Entrate le somme pignorate sul conto o sulla busta paga del contribuente.

    Per effetto del sostanziale accorpamento tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, vi sarà un potenziamento della riscossione con minore garanzie per i contribuenti e debitori perché l'Ente che accerta i tributi dovuti può agire con l'esecuzione senza nemmeno il filtro di un soggetto esterno come EQUITALIA.

    IL Fisco infatti:

    - ha ottenuto che gli accertamenti siano direttamente esecutivi senza bisogno di notifica di alcuna cartella esattoriale;

    - dispone di tutti i dati del contribuente (conosce i crediti, la posizione lavorativa e i beni intestati);

    - procede automaticamente e direttamente alla riscossione coattiva e all’eventuale esecuzione forzata senza bisogno di EQUITALIA.

    La disponibilità da parte dell’Agenzia delle Entrate di tutti i dati relativi ai contribuenti (basti pensare all’Anagrafe tributaria) consentirà di accelerare e migliorare il recupero coattivo delle somme intimate (per esempio pignoramento del conto corrente, dello stipendio, dei beni immobili ecc.) saltando la fase che precedentemente era affidata ad EQUITALIA e comportava sia una esternalizzazione di informazioni, a soggetto estraneo al fisco, conseguente all’affidamento dei ruoli sia un rallentamento dei tempi di riscossione.

    Tale potere se usato male e con accanimento, specialmente in un momento di crisi nel quale sia imprese che famiglie hanno difficoltà di accedere al credito bancario (magari per pagare le tasse) potrà comportare fallimenti e mettere sul lastrico centinaia di persone.

    Come al solito si userà il bazooka contro i moscerini (perché i veri e grandi evasori non solo vengono in genere scoperti ma se scoperti godono poi di leggi ad hoc quali il rientro dei capitali o sanatorie mascherate da lotta all'evasione) ma nel piatto del fisco arriverà solo la poltiglia dell'insettino polverizzato dalla potenza del colpo. Infatti è facile prevedere che i soggetti che verranno colpiti saranno i soliti: famiglie e piccole imprese.

    C'è da chiedersi infine con quale diritto uno Stato fallito, che ha creato un forte debito pubblico, che mantiene i privilegi, che ha distrutto l'economia interna, che ha depauperato le famiglie, che ha creato una forte disoccupazione, che ha distrutto le prospettive future dei nostri figli indotti ad emigrare, possa pensare di usare a tappeto l'arma di distruzione di massa come quella che è stata creata.

    Sia chiaro: è giusto che lo Stato si doti di strumenti più efficienti nella lotta all'evasione e nel recupero delle tasse. Tuttavia è il timore delle conseguenze, su una società già indebolita dalla crisi economica, dell'effetto a catena dell'uso di massa e senza criterio dei nuovi strumenti invasivi. Piccole imprese che non potranno onorare i debiti con i fornitori; famiglie che non potranno pagare i mutui per la casa (e quindi vendite giudiziare delle stesse case all'asta); paralisi dei conti correnti in attesa della liberazione dal pignoramento.

    Siamo dunque di fronte dunque ad una nuova epoca di vessazione?. E' possibile.

    Infatti di politiche per la riduzione delle tasse non se ne vede l'ombra.

     

    Avv. Orlando Navarra

    Responsabile Nazionale Contenzioso Fiscale

    KONSUMER ITALIA

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