• Rottamazione delle cartelle equitalia, l'inganno!!

    • 01/02/2017

    Rottamazione Cartelle esattoriali Definizione agevolata 2016

    di Avv. Orlando Navarra Resp. Naz. Contenzioso Fiscale

    Vi dico già all'inizio dell'articolo cosa penso veramente della rottamazione delle cartelle così mi tolgo subito il dente che duole. Si tratta di una sanatoria mascherata frutto della disperazione dello Stato la cui volontà pare ormai obnubilata dal desiderio di fare cassa per poter presentare all'Europa dei conti il più possibile in ordine (con le ottimistiche previsioni di incasso) magari evitando ciò che appare quasi inevitabile e ovviamente non auspicabile cioè quell'aumento dell'IVA di uno o due punti che si sta profilando all'orizzonte. Chi ha infatti imboscato soldi con attività in nero ed ha interesse a sanare le sue posizioni lo potrà fare con uno sconto RILEVANTE pari quasi alla metà del dovuto; chi invece denaro non ne ha ma subisce gli effetti della crisi economica ed è stato vessato da una tassazione a livello di esproprio non potrà fare un BEL NULLA perché non riuscirà a pagare tutto “il rottamato” in 5 rate entro la metà del 2018 riuscendo nel contempo a pagare pure le tasse delle annualità in corso. Quindi mi sento di poter anticipare la conclusione ed affermare che la rottamazione è unmaldestro aiuto ai veri evasori e l'ulteriore conferma che lo Stato si disinteressa di coloro che lavorano veramente in un quadro di tassazione opprimente.

    Infatti, se un contribuente è decaduto in passato da un piano di rateizzazione che prevedeva il comodo pagamento in 72 mesi come si può ragionevolmente pensare che potrà riuscire a pagare il pregresso in 5 rate di cui la prima nel luglio 2017 e l'ultima nel settembre del 2018? il tutto pagando le normali tasse del 2016 e gli acconti del 2017? Follia!

    E' inoltre notizia di oggi (30 gennaio 2017 fonte ANSA) che il Fmi per bocca di Christine Lagarde ha detto che “in Italia a causa del debito alto le tasse non possono scendere" perché “vanno ricostruiti dei cuscinetti'' sui conti”. Tradotto dal politichese significa che forse non potremo scampare all'aumento dell'IVA e in ogni caso che lo Stato non potrà mai fare unaseria politica fiscale che consenta, tramite la riduzione delle tasse, un rilancio dell'economia.

    Ma cos'è la rottamazione delle cartelle di EQUITALIA?

    Il contribuente può chiamarla come vuole “Definizione agevolata, rottamazione del debito (o parte del debito), rottamazione delle cartelle di Equitalia” purché si ricordi che in merito alla rottamazione non è previsto l'invio di comunicazioni o qualsiasi altra informativa; il contribuente deve sostanzialmente farsi parte attiva e prendere l'iniziativa senza aspettare la ricezione di un avviso di qualsivoglia natura.

    Il D.L. 22 ottobre 2016 n. 193 pubblicato nella G.U. 24 Ottobre 2016 n. 249 all’art.6 ha infatti previsto una “definizione agevolata” per i ruoli affidati ad Equitalia, nel periodo intercorrente tra il 1° Gennaio 2000 al 31 Dicembre 2016, in base alla quale i contribuenti “morosi” potrebbero sanare la propria posizione versando esclusivamente il *tributo omesso, *l’aggio e gli *interessi (quelli normali per intenderci) restando, quindi, esclusi:

    Le sanzioni (spesso di importo superiore alla pretesa fiscale);

    Gli interessi di mora (al limite dell'usura ma siccome le leggi le fa lo Stato usura non è);

    Ogni altro elemento indicato in cartella e non contemplato tra i precedenti).

    Parrebbe trattarsi di un bel regalo che lo Stato fa a chi è in difficoltà, non c'è che dire. Ma le cose stanno effettivamente così?

    Scendiamo nel dettaglio. L'ambito di applicazione oggettivo e soggettivo è particolarmente ampio poiché la rottamazione della cartelle di EQUITALIA riguarda importanti imposte e coinvolge i relativi soggetti di imposta tenuti al pagamento.

    L'ambito oggettivo di applicazione della rottamazione riguarda l'IRPEF, l'IRES, l'IVA, l'IMU, la TASI, la TARI, i contributi previdenziali ed assistenziali, gli interessi sulle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, i contributi di bonifica.

    I soggetti interessati sono quindi non solo le persone fisiche bensì imprenditori, società di persone, società di capitali, contribuenti soggetti a procedure concorsuali, per i quali gli importi pagati in sede di definizione agevolata saranno considerati “crediti prededucibili” (ex artt. 111 – 111-bis R.D. 16 marzo 1942 n. 267), contribuenti che rinunciano al contenzioso in corso, contribuenti che hanno avuto accesso alla dilazione della cartella di pagamento purché in regola con i pagamenti al 31 dicembre 2016, contribuenti soggetti alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi della L. 27 Gennaio 2012 n. 3 capo II sez. 1.

    Tutte le procedure “serie” hanno un termine entro il quale fare domanda ed anche la rottamazione non sfugge a tale regola.

    Il contribuente che vuole accedere alla procedura dovrà presentare entro il 31 marzo 2017 una domanda, in base al modello reperibile sul sito dell’Agente della riscossione, nella quale indicherà i ruoli/avvisi per i quali richiede l’agevolazione e che si impegnerà a pagare in un’unica soluzione o in, massimo, 5 rate. Quindi il contribuente ha la possibilità di scegliere quale cartelle rottamare (anche solo qualcuna e non tutte).

    Le 5 rate (e questa è la nota dolente) dovranno essere versate:

    a) le prime 3 rate della dilazione, nell’anno 2017, rispettivamente nei mesi di luglio, settembre e novembre, il cui ammontare totale dovrà essere pari almeno al 70% delle somme dovute;
    b) le ultime 2 rate della dilazione, nell’anno 2018, rispettivamente nei mesi di aprile e settembre, il cui ammontare totale dovrà essere pari al restante 30% delle somme dovute.

    A seguito della domanda di rottamazione presentata dal contribuente, entro il 31 maggio 2017, l’Agente della riscossionedovrà rispondere ai contribuenti che hanno presentato la richiesta comunicando:

    1- l’ammontare complessivo delle somme dovute;

    2- la data di scadenza dell’unica o delle singole rate (ed il relativo ammontare).

    Il pagamento potrà avvenire attraverso varie modalità:

    . la domiciliazione su un conto corrente indicato dal contribuente nel modello;
    . bollettini precompilati inoltrati dall’Ufficio insieme alla comunicazione di accettazione;

    . direttamente agli sportelli dell’agente della riscossione.

    L’accesso alla procedura è garantito ad un'ampia platea di soggetti ed è persino consentita anche a quei contribuenti chegià in passato avevano richiesto una rateizzazione, a quelli che sono decaduti da una rateizzazione e quindi sarebbero tenuti a pagare l'intero più sanzioni, a quelli che avevano impugnato l’atto presso gli organi competenti (in tale caso dovranno però rinunciare al ricorso) e financo a coloro che sono soggetti a procedure concorsuali.

    Per i contribuenti in pendenza di una dilazione di pagamento precedentemente accordata, la norma richiede, al fine di poter accedere alla procedura, che il soggetto sia in regola con tutti i pagamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 1° Ottobre 2016 ed il 31 Dicembre 2016 (ciò è corretto poiché in caso contrario chi aveva una dilazione nel periodo compreso tra il decreto legge e la legge di conversione avrebbe smesso subito di pagare); nel caso anzidetto la “rottamazione” riguarderà esclusivamente le somme residue da pagare considerando “acquisite” allo Stato e a titolo definitivo le somme versate a titolo di sanzione, interessi di mora e dilazione fino a tale data (in altri termini, non potranno essere richiesti a rimborso quelle stesse somme che nel caso ordinario si risparmiano proprio con la rottamazione).

    La regolarità dei pagamenti nel periodo anzidetto, ovvero nel periodo compreso tra il 1° Ottobre 2016 ed il 31 Dicembre 2016, non è invece richiesta per quei soggetti decaduti nel periodo precedente e che non hanno richiesto, o ottenuto, la riammissione in termini. Costoro possono tranquillamente fare l'istanza normale di rottamazione nei termini ordinari senza dover mettersi in regola con i pagamenti sino al 31 dicembre 2016.

    Una domanda spesso rivolta dai contribuenti è se sia possibile tornare indietro dopo aver presentato la domanda? E' una bella domanda. La risposta concreta sull'eventuale DIRITTO AL RIPENSAMENTO (visto la stato di incertezza e le sanzioni collegate) è di non mettersi assolutamente e con leggerezza in tale situazione.

    LE SANZIONI IN CASO DI INADEMPIMENTO DOPO AVER OTTENUTO LA ROTTAMAZIONE: Se alle scadenze (o alla scadenza, nel caso di pagamento in un‘unica soluzione) indicate dall’Ufficio il contribuente non adempie al proprio dovere versando l’importo richiesto decadrà automaticamente dalla “rottamazione” e TALE FATTO COMPORTERA':

    1.- la perdita di ogni diritto a richiedere una nuova rateazione secondo le tradizionali regole;

    2.- l’impossibilità ad una riammissione;

    3.- sarà nuovamente possibile per l’ufficio porre in essere azioni cautelari.

    Infine in relazione ai Carichi affidati ad Equitalia ma non ancora notificati:

    Il comma 3-ter, dell’art. 6, D.L. 193/2016 introdotto in sede di conversione dalla L. 225/2016 ha previsto che l’agente della riscossione entro il 28 Febbraio 2017 con posta ordinaria comunichi al contribuente/debitore tutti i carichi che affidatigli alla data del 31 Dicembre 2016 per i quali non risulta ancora notificata la cartella di pagamento o comunque non risulta inviata l’informazione di cui all’art. 29, comma 1, lett. b) D.L. 78/2010 o l’avviso di addebito ex art. 30, comma 1, D.L. 78/2010.

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  • Lombardia, il bollo con lo sconto

    • 30/01/2017

    Lombardia: bollo auto scontato con la domiciliazione

    La giunta regionale, con il disegno di legge sulla Semplificazione, ha stabilito la possibilità di domiciliazione bancaria del bollo auto, prevedendo uno sconto del 10% per gli utenti. In pratica il bollo potrà essere pagato come le bollette di luce, gas e telefono. 
    I consumatori lombardi possono inoltrare richiesta di domiciliazione bancaria per il pagamento del bollo auto, ottenendo così una riduzione del 10% dell’importo dovuto per ciascun periodo di imposta (a partire dal 1° gennaio 2017, per i bolli con scadenza 31 dicembre 2016, pagabili entro il 31 gennaio 2017).
    Non è prevista la domiciliazione bancaria per il pagamento della tassa di circolazione per i veicoli ultratrentennali e i rimorchi con massa inferiore a 3,5 tonnellate.
     Non è necessario attendere la scadenza del bollo per inviare la domiciliazione bancaria.

    Possono aderire alla domiciliazione bancaria  le persone fisiche, residenti in Lombardia o iscritte all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.), proprietarie di uno o più veicoli o locatarie (purché il contratto di locazione decorra dal 1° gennaio 2017) e  le persone fisiche che intendono provvedere al pagamento per conto del proprietario o locatario del veicolo (ad esempio, coniuge, convivente, figlio, nipote, ecc.). Possono inoltre aderire le persone giuridiche esclusivamente con le modalità previste per i pagamenti cumulativi tramite intermediario della riscossione, a mente della deliberazione della Giunta regionale n. 4673 del 23 dicembre 2015.
    Per aderire alla domiciliazione bancaria e poter godere dello sconto del 10 per cento sul pagamento del bollo auto, occorre inviare alla Regione Lombardia il modulo di autorizzazione dell’addebito entro il giorno 15 del mese precedente a quello entro cui bisogna pagare. Questa operazione può essere effettuata anche online, per mezzo del Portale Tributi della Regione  www.tributi.regione.lombardia.it.
     Se il mandato viene presentato in ritardo, la domiciliazione e i relativi vantaggi produrranno effetti dal periodo di imposta successivo.  La commissione d’incasso per ciascun addebito è pari a € 1,00.
    Il soggetto interessato può poi richiedere la revoca della domiciliazione bancaria in modalità telematica, attraverso l’Area Personale del Portale dei Tributi, o in modalità cartacea, presso la propria banca o Poste Italiane. Con le stesse modalità deve provvedere alla revoca in caso di variazione dell’istituto di credito presso il quale è attiva la domiciliazione o in caso di evento interruttivo dell’obbligo tributario (ad es. vendita, furto, esenzione, ecc).
    Per informazioni e approfondimenti si può contattare il Call Center regionale, numero verde 800.151.121, attivo da lunedì a sabato (festivi esclusi) dalle ore 8.00 alle ore 20.00.
     

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  • Il GOVERNO METTE LE PRESUNZIONI SUI CONTI CORRENTI

    • 17/11/2016

    Approvato l'emendamento al decreto fiscale 193/2016 sul tetto ai prelievi dai conti correnti superato il quale arriva il controllo dell'Agenzia delle Entrate.
    Il Governo dopo il recente terremoto che ha colpito l'Italia Centrale si è trasformato in costruttore di tetti. Il tetto tuttavia non riguarda gli immobili danneggiati bensì i prelievi dai conti correnti; una volta superato il limite consentito dei prelievi giornalieri o mensili scatta il controllo fiscale.
    Ogni imprenditore, dipendente o risparmiatore dovrà fare i conti, a partire dal 15 novembre 2016 data di entrata in vigore dell'imposizione, con i nuovi limiti di prelievo; il contribuente dovrà quindi organizzarsi per documentare (non si sa mai) ogni spesa o impiego di denaro poiché in caso di superamento del “tetto” potrà subire indagini da parte dell'Agenzia delle entrate.
    Il tetto di prelievo, da non superare, è stato fissato in 1.000,00 euro al giorno o in 5.000,00 al mese e rappresenta un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero.
    In tal caso, operando la presunzione di nero, il contribuente sarà tenuto a pagare le imposte, le sanzioni, la mora, gli interessi e gli aggi sulle somme considerate “evase” a meno che non riesca a dimostrare il contrario. Il solito rovesciamento dell'onere della prova che appare del tutto ingiustificato con i potenti strumenti già a disposizione del fisco (che già controlla tutto) e che rischia di costituire un vero e proprio incubo per contribuenti e risparmiatori. 
    Il superamento del tetto fa dunque scattare una "presunzione" contraria al contribuente, che consente sempre la prova contraria la quale però può essere di difficile reperimento ed in ogni caso impone dei pesanti oneri di archiviazione sull'utilizzo dei propri soldi. Si va dunque ad intaccare ulteriormente quella che sembra essere sempre più schiavitù fiscale e sempre meno libertà di azione imprenditoriale e del cittadino risparmiatore al quale la giurisprudenza già ora non risparmia gli accertamenti bancari da parte del fisco. I nuovi limiti non si applicano però ai professionisti per i quali la ciambella di salvataggio è costituita da una sentenza della Corte Costituzionale che li esclude da questo regime ma si applica indistintamente a tutti gli altri.
    Il nuovo limite ai prelievi sui conti correnti è giustificato dall’intento del Governo di arginare il fenomeno del «nero» e dell’evasione fiscale ma a fare le spese della novità inserita nel Decreto Fiscale 193/2016 saranno come al solito i cittadini per i quali, per prelievi superiori alle cifre indicate, sarà necessario tenere in ordine le pezze giustificative per non incappare nelle sanzioni.
    Non basta dunque alla Agenzia delle Entrate di avere già la possibilità di accedere direttamente al controllo dei conti correnti con le indagini bancarie né di utilizzare come fatto fino ad oggi la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti che già prevedeva un limite massimo per l’utilizzo del contante nella misura di 3.000 euro. Con l’ultima novità in materia i limiti si fanno invece più stringenti e per i cittadini è in arrivo una nuova stretta relativa all’utilizzo del proprio denaro.
    Cosa potrà dunque accadere in caso di superamento del limite? I contribuenti che cadranno sotto l'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate per il superamento delle soglie mensili o settimanali potranno vedersi trasformare il prelievo in ricavo e quindi applicare una tassazione sull’importo prelevato (oltre sanzioni). Infatti, tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non potranno essere dimostrate al fisco, l’Agenzia delle Entrate potrà presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero e quindi sarà legittimata a recuperare a tassazione il reddito “evaso”. Superato il limite di prelievo, da considerare come una franchigia, l'Agenzia delle Entrate avrà a disposizione un bazooka contro il contribuente per sottoporre a tassazione due volte la stessa somma. Due esempi concreti:
    Caso A) Un cittadino versa 1000 euro sul conto corrente e lo stesso giorno preleva la stessa somma per effettuare una spesa; il fisco potrà contestare il nero per 2.000,00 a meno che il contribuente possa dimostrare come ha usato il suo denaro.
    Caso B) Il cittadino versa mensilmente sul conto 10.000,00 euro ma supera la franchigia sui prelievi di 5.000,00 euro mensili perché ad esempio avrà prelevato nello stesso mese 7.000,00 euro; anche in tal caso il fisco contesterà sicuramente 7.000,00 euro di nero.
    Non c'è infatti da fidarsi di alcune personali interpretazioni di coloro che sostengono che tale “recupero a tassazione” avverrà solo per le somme eccedenti la franchigia e quindi nel caso A) per 1.000,00 euro di nero contestato e nel caso B) per 2.000,00 euro di nero.
    Del resto di fronte alla dimostrata e chiara ingordigia del fisco nessuno può dirsi al riparo. E nulla vieta al fisco, infatti, una volta superata la soglia, di applicare la presunzione sia sull'intero ammontare dei prelievi e cosa ancora più agghiacciante, sia su tutte le operazioni sul conto costituenti la somma di prelievi e versamenti. E quindi, ritornando ai precedenti esempi, nulla vieta al fisco di contestare al contribuente nel caso A) 2.000,00 euro e nel caso B) 17.000,00. Con l'inevitabile corredo di sanzioni, mora, interessi ed aggi.
    Un bell'esempio di Fisco amico.
    Avv. Orlando Navarra
    Resp. Naz. Contenzioso Fiscale

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  • il caso delle donazioni indirette e cartelle esattoriali

    • 07/09/2016

    Con la SENTENZA DELLA CASSAZIONE n. 13133/2016 consegue un grave rischio per i Cittadini Consumatori e questo può evidenziarsi nei casi di:
    1) donazioni
    2) donazioni indirette
                                          2a) Il caso dei conviventi
                                          2b) il caso in cui il figlio paga con denaro del padre.
    Come tutti sanno, non appena i cittadini danno vita ad un atto che costituisce manifestazione di “ricchezza” lo Stato pretende delle tasse a vario titolo, purtroppo l'impianto legislativo ferragginoso, da una parte, l'autonomia assoluta di cui gode la magistratura, soggetta esclusivamente al giudizio di propri pari, ma comunque vincolata all'applicazione di norme ferragginose ed interpretativamente contrastanti, a volte determina avvitamenti nei quali il cittadino può solo essere vittima sacrificale.
    Analiziamo il caso delLe donazioni e gli altri trasferimenti a titolo gratuito, questi sono soggetti a svariate imposte (tranne i casi di esenzione o dentro le franchigie previste):
    -Per le donazioni in genere si applicano l'imposta di registro (in misura fissa), l'imposta sulle donazioni e le imposte ipotecarie e catastali.
    -per le imposte, applicate proporzionalmente sul valore del bene, più il parente è “alla lontana” più è alta l'aliquota di imposta sulle donazioni.
    -Nel caso degli immobili donati si aggiungono all'imposta sulle donazioni e di registro anche le imposte ipotecarie e catastali.
    -La donazione “classica” cioè quella che si fa con atto pubblico davanti al notaio alla presenza di due testimoni, è il modo diretto per donare la casa al figlio.
    Nella vita di tutti giorni però capita spesso che i cittadini realizzino delle donazioni senza usare l'atto pubblico notarile ma utilizzando diversi tipi di contratto che combinati tra di loro portano allo stesso risultato della donazione e vengono considerate dal FISCO come DONAZIONI INDIRETTE. Anche queste ipotesi vengono ovviamente tassate.
    Un esempio tipico di donazione indiretta si verifica quando una persona intesta un bene in nome altrui. Casi molto frequenti sono quelli del genitore che acquista un immobile pagandone il prezzo con soldi propri ma intestando il bene al figlio, oppure, del promissario acquirente di un preliminare di compravendita che in seguito sostituisce il contraente del contratto, cioè toglie se stesso e mette il figlio nella stipula dell'atto di vendita definitivo, fornendo il denaro necessario per l'acquisto.
    Nel caso di beni immobili (che sono spesso il caso economicamente più rilevante) l'imposta sulle donazioni si paga con percentuali diverse a seconda della vicinanza della parentela con franchigie più elevate per il parente prossimo e ridotte o azzerate per parenti alla lontana, e così: Imposta del 4% sul valore casa, oltre la franchigia di 1.000.000 di euro se i beneficiari sono il coniuge o i parenti in linea retta, al 6% oltre la franchigia di 100.000 euro per i beneficiari di secondo grado; fino all'8% senza franchigia per gli altri soggetti. Insomma più il parente è “alla lontana” più si paga.
    Se la donazione ha per oggetto beni immobili come ad esempio un appartamento, occorre sostenere anche il pagamento dell'imposta ipotecaria (nella misura del 2% del valore catastale del bene) e di quella catastale (nella misura dell'1% del valore); tuttavia le aliquote si riducono alla misura fissa di euro 168,00 per ciascuna imposta, qualora ricorrano per il donatario i requisiti per le agevolazioni "prima casa".
    DELINEATO IL QUADRO esaminiamo due casi concreti:
    DONAZIONE INDIRETTA (TRA CONVIVENTI): il Fisco, in genere, non riconosce alcuna prossimità di parentela e ciò spesso porta a delle richieste di tassazione con applicazione dell'aliquota massima dell'imposta dell'8% come se i due conviventi fossero degli estranei tra di loro (unioni civili....Sigh!!). Le pretese del Fisco vengono portate all'attenzione del contribuente con la notifica di un atto impositivo come l'avviso di liquidazione dell'imposta o con una cartella esattoriale di Equitalia sulla quale viene comunicato che è stato iscritto a ruolo il presupposto dell'imposta.                                                                                                                                           
    Ciò malgrado la Commissione Tributaria Provinciale di Aosta ha di recente annullato un AVVISO DI LIQUIDAZIONE DELL'IMPOSTA SULLE DONAZIONI ed IRROGAZIONE DELLE SANZIONI (di circa 30.000,00 euro) sul presupposto che qualora l'atto indiretto (in tal caso un acquisto di immobile con soldi di un convivente ed intestazione della casa a favore dell'altro) sia soggetto a tassazione di registro o IVA non debba essere ulteriormente tassato con applicazione dell'imposta di donazione perché altrimenti si avrebbe una duplicazione di imposta. 
    A confondere le acque, certo non chiare del sistema fiscale ed impositivo italiano, è intervenuta una recente sentenza di cassazione, la n. 13133/2016 (per ora voce isolata e criticata),questa ha stabilito che “per essere esente da imposta la donazione indiretta deve essere espressamente menzionata nel contratto di compravendita”. Si tratta di decisione sorprendente perché tale obbligo non è previsto da alcuna legge.
    Che cosa comporterebbe se per ogni donazione fosse preso a riferimento il dettato stabilito da questa sentenza? Un vero e proprio arbitrio fiscale a danno del cittadino che possiamo far evincere con l'esempio che segue:
    DONAZIONE INDIRETTA (PADRE CHE REGALA CASA O DA' I SOLDI PER COMPRARE CASA AL FIGLIO): Sinora, infatti, se un genitore dava del denaro al figlio (ad esempio facendogli un bonifico) con l'intenzione di regalarglielo, alla donazione informale così effettuata (cioè senza forma di atto pubblico e quindi indiretta) non era applicabile l'imposta di donazione se la provvista del denaro era “collegata” ad un atto avente ad oggetto il trasferimento di un'azienda o di un immobile per il quale sia prevista l'applicazione dell'imposta proporzionale di registro o dell'Iva. Con l'applicazione della sentenza invece si, può dar luogo ad una duplicazione dell'imposta con un elevato aggravamento dei costi conseguenti alla donazione. Si tratta dunque di un precedente pericoloso che può comportare effetti duplicatori di imposta. Nel caso spiegato, il contribuente dopo avere già pagato l'imposta proporzionale di registo o l'Iva si trova a dover pagare di nuovo l'imposta proporzionale sulle donazioni con l'aggiunta del “piccante” rappresentato delle sanzioni.
    Avv. Orlando Navarra
    1FRANCHIGIA: fino ad 1 milione di euro non si paga nulla se i beneficiari della donazione sono il coniuge o i soli parenti in linea retta; nel secondo esempio non si paga nulla sino a 100.000,00 euro.

    Avv. Orlando Navarra

    Resp. Naz. Contenzioso Fiscale

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  • NATURA ETICA DELLA FISCALITA'

    • 26/07/2015

    QUALE DEVE ESSERE LA NATURA ETICA DELLA FISCALITA'?

    Molti di noi proprio in questo periodo di dichiarazione dei redditi e di pagamenti Irpef, immersi in questo torrido caldo,

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