Acqua, bene Pubblico? Dal sito Consumerismo.it una forte denuncia.

  • 19/10/2016

A FROSINONE LE TARIFFE RINCARANO DEL 21%: ALTRO CHE ACQUA PUBBLICA.

Particolarmente odioso, nella relazione depositata da ACEA, il modo di considerare i Consumatori del Frusinate.

OGGI A ROMA IL SUMMIT DEI GESTORI CHE SI SPARTISCONO IL PAESE IN 5 FETTE DI TORTA

Dalla relazione tecnica inviata all’Autorità per l’Energia per l’energia elettrica, il Gas e il Sistema idrico, il 27 giugno 2016, emerge che Acea Ato 5 considera i cittadini di Frosinone e del Sud in generale cattivi pagatori con scarsa propensione e sensibilità verso il servizio erogato, a causa del contesto sociale, economico, oltre che culturale in cui vivono.
Nella provincia di Frosinone, Acea Ato 5, il gestore di servizio idrico, ha chiesto all’Autorità di aumentare la tariffa del 21,5% poiché è presente un’alta percentuale di morosità. Da quanto emerge dalla relazione tecnica di Acea Ato 5, l’azienda, facendo una media tra i vari comuni del frusinate, mette in evidenzia una morosità superiore al 21% per un totale di 26 milioni di euro, per cui ritiene indispensabile richiedere la copertura dei costi aggiuntivi, rispetto ai parametri previsti.
Pare che i consumatori debbano pagare a causa di un loro comportamento scorretto, ma è giusto sottolineare che in realtà le cose stanno diversamente.
La situazione del servizio idrico nei comuni del frusinate è assai critica. Il 90% dei consumatori ritiene Acea il peggior servizio idrico del Paese e ciò conferma quanto emerso dal sondaggio proposto da Codici nel 2015, con il quale gli utenti bocciavano impietosamente l’azienda. Oggi non sembra sia cambiato molto, anzi, se possibile, le criticità sono aumentate.
Ma l’azienda, invece di fare ammenda, rincara la dose, dimostrando anche una bassissima considerazione degli abitanti di Frosinone e provincia. Afferma infatti, nella relazione che potete trovare completa su http://www.spazioconsumatori.tv/comunicati-stampa/energia/item/1535-relazione-choc-acea-ato-5-considera-gli-abitanti-di-frosinone-dei-bifolchi-cattivi-pagatori-le-tariffe-rincarano-del-21-altro-che-acqua-pubblica , che “il contesto sociale ed economico, oltre che culturale manifesta mentalità e consuetudini che denotano una scarsa propensione e sensibilità verso il servizio erogato”, e che “la mancata propensione al pagamento è anche dimostrata dalla numerosità delle contestazioni…per la maggior parte pretestuose e infondate che hanno il solo scopo dilatatorio del pagamento”. E’ utile sottolineare che proprio Frosinone, invece, presenta il più basso tasso di morosità in termini di energia elettrica, gas e telecomunicazioni. Il problema pare essere esclusivamente relativo all’acqua. I motivi vanno ricercati non nella mentalità e nelle consuetudini di un popolo che, visto il dato sovra citato sembra essere corretto, ma nella gestione del servizio idrico che risulta non conforme agli standard di sicurezza ambientale con impianti in stato di abbandono. Bollette altissime, disservizi, perdite idriche della rete al 70%, chiusura del servizio idrico durante le ore notturne che creano enormi disagi ai consumatori, e in generale, un servizio carente su ogni fronte rendono molte e forti le contestazioni da parte degli utenti.
Nonostante la criticità venutasi a creare tra utenti e azienda, Acea ritiene “necessario” aumentare la tariffa e prevede l’ingiunzione fiscale per la riscossione delle morosità. Inoltre proprio questa mattina i falchi dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti si riuniscono al Cnel, per prendere parte al convegno “Le Utility per la crescita sostenibile: responsabilità sociale d’impresa e nuovi obiettivi di sostenibilità”.
Dicono di essere pronti a candidarsi a svolgere un ruolo cruciale nella crescita sostenibile del Paese e nel raggiungimento degli obiettivi di Agenda 30, in realtà sono pronte a dividere l’Italia in 5 zone (Nord- ovest, Nord-est, centro, Sud e Isole). Nel programma spuntano i nomi dei rappresentanti di Hera, A2A, Acea, Smat che, paradossalmente, sono gli stessi responsabili di sostenere il decreto Madia che sui servizi pubblici locali vieta la gestione pubblica per i servizi di rete, acqua inclusa. Queste società fondano il proprio ragionamento sulla frammentarietà del servizio, ma la logica sottesa è la spartizione geografica e, di conseguenza, economica, il che fa si che l’acqua da bene pubblico venga considerato solo come bisogno.