SARDEGNA – #semiabbandonicrollo: la campagna lanciata dagli archeologi per salvare i Nuraghi del Sulcis Iglesiente

sardegna se mi abbandoni crollo

Il Sulcis Iglesiente è un’area geografica situata nell’estremo sud della Sardegna, privilegiata soprattutto
dai Fenici e dai Cartaginesi che, per primi, scoprirono e sfruttarono i ricchi depositi minerari presenti
nel sottosuolo. In gran parte abbandonati nei secoli successivi, questi giacimenti costituiscono oggi una
testimonianza significativa di archeologia industriale tanto da essere inseriti nella Tentative List
dell’UNESCO.
I Nuraghi Seruci di Gonnesa e Sirai di Carbonia più le aree archeologiche di Sant’Antioco e Pani Loriga
a Santadi sono quattro straordinari esempi del patrimonio culturale sardo in questa parte dell’isola,
quattro straordinari esempi di archeologia pre-romana che ora rischiano di scomparire. Risulta
evidente quanto luoghi come questi abbiano bisogno delle cure e delle attenzioni degli addetti ai lavori,
e per questo motivo di personale specializzato, un servizio reso dalla Regione Sardegna attraverso un
bando con rinnovo annuale, quest’anno vinto da Formula Ambiente, una cooperativa che opera nel
settore della gestione dei rifiuti con sede a Cesena (FC). Ma il bando ha lasciato fuori alcuni servizi
relativi ai cantieri archeologici, coinvolgendo i quattro distretti dell’area di Sulcis che il prossimo 30 di
giugno rischiano il definitivo abbandono.

Abbiamo intervistato Simona Ledda, archeologa responsabile
della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e del
cantiere archeologico di Pani Loriga a Santadi, uno dei quattro
coinvolti, per cui ci spiega « è un sito plurimillenario, il cui periodo
di occupazione comincia nel Neolitico per finire in epoca Bizantina. Per
questo, e per gli altri cantieri coinvolti, si stanno sfruttando i
finanziamenti che la Regione ha fornito agli enti per la loro tutela e
valorizzazione». Ma quest’anno le attenzioni dei governatori sardi sembrano rivolte altrove sebbene il
bando sia per la manutenzione dell’area del parco Geominerario della Sardegna, comprendete le

quattro aree tenute escluse, come ci chiarisce l’archeologa che prosegue «Chi si è occupato del bando è
stato l’Assessorato al Lavoro, con assessore Alessandra Zedda che in sede di delinea del bando si è confrontata
con i Sindacati. Nonostante questi abbiano espresso la volontà di inserirvi tutte e quattro le aree – prosegue la
Ledda – ad oggi la Regione ribadisce la loro esclusione asserendo che non
fossero mai stati presenti. Tutto ciò è assurdo, perché fino ad ora abbiamo
lavorato proprio grazie al servizio reso dalla stessa Regione e rinnovato anno
dopo anno. Che fossero stati chiusi, per riaprire due anni dopo, si era già
verificato nel 2016, quando i cantieri erano sotto la tutela dell’ex Ati-Ifras, e
ora questo».

Nei giorni scorsi i 4 archeologi responsabili dei cantieri, quali Simona
Ledda, Mauro Puddu, Elisa Pompianu e Matteo Tatti, hanno istituito l’iniziativa #semiabbandonicrollo con il supporto di diversi enti tra i quali la Confederazione Italiana Archeologi,

al fine di sensibilizzare le istituzioni ed il pubblico circa il destino delle aree archeologiche del Sulcis
Iglesiente.
“Cari lettori – si legge sull’appello lanciato dalla campagna di sensibilizzazione – in questi giorni ci
prepariamo a chiudere i cantieri archeologici del Sulcis Iglesiente: nuraghe Seruci, nuraghe Sirai,
aree archeologiche di Sant’Antioco, area archeologica di Pani Loriga. La preoccupazione è che, a 12
giorni dal 30 Giugno, data della chiusura dei cantieri da diversi anni oggetto di manutenzione
ordinaria, straordinaria e scavo archeologico, ancora non siamo a conoscenza di una bozza di piano
per la loro gestione futura. Si tratta di importanti luoghi storici, custodi della memoria collettiva e
privata, in cui l’assenza delle attività finora svolte avrà come effetto immediato l’accelerazione del
processo di degrado dei beni culturali in essi custoditi, compromettendo la loro conservazione e
ottimale fruizione pubblica.
Aiutateci a condividere… Non ci abbandonate, noi siamo la vostra storia, la vostra identità.”
«Siamo commossi dai tanti enti, regionali e non – conclude l’archeologa – che stanno contribuendo alla
diffusione dell’iniziativa #semiabbandonicrollo, per i siti e per i comuni coinvolti che sono tra i più poveri della
penisola oltre che della Sardegna. Per queste piccole realtà cittadine i Nuraghi rappresentano un mezzo turistico
fondamentale per il loro sostentamento».
I cantieri chiuderanno a fine giugno e a pagarne le conseguenze, oltre agli addetti ai lavori, saranno
proprio i comuni del territorio del Sulcis, la provincia più povera d’Italia.

Beatrice Conte
Ufficio Stampa Federazione Consumatori Italiana
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