Consumatori 2030: quando l’intelligenza artificiale deciderà per noi
Dalla spesa automatizzata agli assistenti digitali che gestiscono bollette, acquisti e appuntamenti: l’intelligenza artificiale sta trasformando la vita quotidiana. Ma chi controllerà le decisioni prese dagli algoritmi?
Immaginiamo una giornata del 2030.
La sveglia non suona a un orario prestabilito, ma viene regolata automaticamente sulla base del sonno e degli impegni della giornata. Il frigorifero suggerisce cosa acquistare, un assistente digitale confronta le offerte dei supermercati e ordina i prodotti mancanti. L’automobile programma la manutenzione, mentre un sistema di intelligenza artificiale controlla le bollette, propone una tariffa energetica più conveniente e organizza gli appuntamenti.
Non tutte queste tecnologie saranno necessariamente presenti in ogni abitazione entro il 2030. Molte, però, esistono già come prodotti, prototipi o servizi digitali.
La vera rivoluzione non sarà soltanto avere dispositivi più intelligenti. Sarà il passaggio da un mondo in cui le persone utilizzano la tecnologia per svolgere determinate attività a uno in cui la tecnologia esegue quelle attività al posto loro.
Per i consumatori si apre una nuova fase, ricca di opportunità ma anche di rischi.
L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro
La diffusione dell’intelligenza artificiale sta procedendo rapidamente, anche se con forti differenze tra Paesi, fasce d’età e livelli di competenza digitale.
Secondo Eurostat, nel 2025 il 32,7% delle persone tra 16 e 74 anni nell’Unione europea ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.
In Italia, secondo le rilevazioni ISTAT sull’uso delle tecnologie digitali, la diffusione degli strumenti di AI generativa risulta ancora inferiore alla media europea.
Sul versante delle imprese, Eurostat rileva che nel 2025 il 20% delle aziende europee con almeno 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, rispetto al 13,5% del 2024.
Questi numeri dimostrano che l’AI non riguarda più esclusivamente laboratori di ricerca e grandi aziende tecnologiche.
Sta entrando progressivamente nei servizi che utilizziamo ogni giorno.
Dallo shopping online allo shopping automatico
Oggi un consumatore che vuole acquistare un prodotto deve generalmente cercarlo, confrontare i prezzi, leggere le recensioni, valutare le caratteristiche e completare l’ordine.
Con lo sviluppo degli agenti di intelligenza artificiale, una parte crescente di queste attività potrà essere automatizzata.
Un assistente digitale potrà ricevere istruzioni come:
“Acquista il detersivo che utilizzo abitualmente, ma soltanto se costa meno di cinque euro”.
Oppure:
“Trova l’offerta più conveniente per la mia connessione Internet, senza vincoli e senza costi di attivazione”.
A differenza dei chatbot tradizionali, che si limitano principalmente a generare risposte, gli agenti AI possono essere progettati per interagire con applicazioni, consultare informazioni e compiere azioni, entro le autorizzazioni concesse dall’utente.
Questo modello, spesso definito agentic commerce, potrebbe modificare profondamente il commercio elettronico.
Il consumatore non sceglierebbe più necessariamente tra decine di pagine di risultati: potrebbe ricevere una selezione già elaborata oppure autorizzare l’assistente a concludere l’acquisto.
Ma nasce un problema fondamentale: come possiamo sapere se l’intelligenza artificiale ha scelto davvero il prodotto migliore oppure quello favorito da accordi commerciali, pubblicità e sistemi di raccomandazione?
Bollette, abbonamenti e banca: la gestione automatica delle spese
Una delle applicazioni potenzialmente più utili riguarda le spese domestiche.
Un assistente AI collegato, con il consenso dell’utente, ai servizi finanziari e ai contratti potrebbe analizzare consumi, scadenze e pagamenti ricorrenti.
Potrebbe individuare un abbonamento inutilizzato, segnalare una bolletta anomala, confrontare offerte energetiche o ricordare una scadenza assicurativa.
In prospettiva, alcuni servizi potrebbero anche eseguire operazioni autorizzate, come disdire un abbonamento o avviare una richiesta di cambio fornitore.
Il vantaggio per le famiglie sarebbe evidente: meno tempo dedicato alla burocrazia e maggiore capacità di individuare spese superflue.
Tuttavia, la convenienza economica non può essere l’unico criterio.
Una tariffa più economica potrebbe prevedere condizioni peggiori, penali, servizi ridotti o vincoli contrattuali.
Per questo l’automazione dovrebbe sempre consentire al consumatore di comprendere le condizioni, verificare i risultati e autorizzare le decisioni più importanti.
Sanità digitale: assistenti personali e prevenzione
Anche il rapporto con la salute potrebbe cambiare.
Dispositivi indossabili, sensori domestici e sistemi di analisi automatizzata possono già raccogliere informazioni su attività fisica, sonno e altri parametri.
L’integrazione con strumenti AI potrebbe facilitare l’organizzazione delle visite, ricordare terapie prescritte, individuare variazioni nei dati raccolti e aiutare il paziente a preparare domande per il medico.
Ma bisogna distinguere tra dispositivi per il benessere e strumenti medici sottoposti a specifiche regole di sicurezza.
Un algoritmo non può essere considerato automaticamente equivalente a una diagnosi professionale.
Inoltre, i dati sanitari sono particolarmente delicati: il loro utilizzo richiede garanzie rigorose e non deve trasformarsi in una forma di sorveglianza commerciale delle condizioni di salute.
La casa intelligente che gestisce consumi ed energia
Il futuro dei consumatori passerà anche attraverso le abitazioni.
Termostati intelligenti, contatori connessi, sistemi di accumulo e dispositivi per la gestione dell’energia possono già contribuire a monitorare e ottimizzare i consumi.
L’intelligenza artificiale potrà coordinare in maniera più sofisticata climatizzazione, elettrodomestici, produzione fotovoltaica e ricarica dei veicoli elettrici.
Una casa potrebbe, ad esempio, programmare alcuni consumi nelle fasce orarie più convenienti, compatibilmente con il contratto energetico e le esigenze della famiglia.
Il risparmio effettivo, però, dipenderà da numerosi fattori: costi iniziali, tariffe, efficienza degli impianti, compatibilità dei dispositivi e abitudini domestiche.
Non tutte le famiglie potranno sostenere gli stessi investimenti.
Il rischio è che le tecnologie più efficienti siano accessibili soprattutto a chi dispone già di maggiori risorse economiche.
Il lavoro cambierà e con esso il potere d’acquisto
La trasformazione tecnologica avrà conseguenze anche sul reddito e sull’occupazione.
Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, le trasformazioni del mercato del lavoro potrebbero interessare il 22% degli attuali posti di lavoro entro il 2030, con una previsione di 170 milioni di nuovi ruoli e 92 milioni di ruoli sostituiti o eliminati.
Il saldo stimato è positivo, ma queste cifre sono proiezioni basate sulle aspettative dei datori di lavoro, non risultati già verificati.
Inoltre, non tutti i lavoratori avranno le stesse opportunità di riconversione.
Attività amministrative, assistenza clienti, elaborazione documentale e alcune mansioni ripetitive saranno particolarmente esposte all’automazione.
Per i consumatori questo tema è centrale: il lavoro determina il reddito e il reddito determina la possibilità di accedere a beni e servizi.
Un futuro tecnologicamente avanzato non sarà necessariamente un futuro più equo se i benefici della produttività non saranno distribuiti in modo equilibrato.
Il rischio più grande: perdere la capacità di scegliere
L’aspetto forse più delicato della trasformazione riguarda la libertà decisionale.
Oggi siamo abituati a scegliere personalmente un prodotto, una banca, un’assicurazione o un fornitore di energia, anche quando ci affidiamo a motori di ricerca e comparatori.
Domani potremmo delegare queste scelte a un assistente AI.
Ma gli algoritmi non operano necessariamente in modo neutrale.
Le loro raccomandazioni possono dipendere dai dati disponibili, dai criteri di selezione, dai modelli commerciali e dalle piattaforme con cui sono integrati.
Un consumatore potrebbe quindi ricevere suggerimenti apparentemente personalizzati senza conoscere tutte le alternative escluse.
Il rischio non è soltanto pagare di più.
È perdere progressivamente la capacità di valutare autonomamente ciò che viene acquistato, accettato o sottoscritto.
Privacy: quanto saprà di noi il nostro assistente digitale?
Per essere davvero utile, un assistente personale potrebbe avere accesso a una quantità considerevole di informazioni.
Abitudini alimentari, acquisti, spostamenti, appuntamenti, preferenze, disponibilità economiche e comunicazioni potrebbero essere utilizzati per personalizzare i servizi.
Una simile concentrazione di dati rappresenta un valore commerciale enorme.
Ma può anche aumentare i rischi di profilazione invasiva, utilizzi secondari non desiderati, accessi non autorizzati e manipolazione delle scelte.
Il consumatore deve poter sapere quali dati vengono raccolti, per quali finalità, per quanto tempo e con quali soggetti vengono condivisi.
La personalizzazione non deve trasformarsi nella rinuncia alla riservatezza.
Chi risponde quando l’AI commette un errore?
Immaginiamo che un assistente digitale sottoscriva un contratto non conveniente, acquisti il prodotto sbagliato oppure interpreti erroneamente una condizione economica.
Chi ne risponde?
Il produttore del software? La piattaforma? Il venditore? Oppure il consumatore che ha autorizzato l’agente?
Non esiste una risposta unica valida per tutte le situazioni: la responsabilità dipende dal tipo di servizio, dal contratto, dalle autorizzazioni e dalle norme applicabili.
È però evidente che l’aumento delle decisioni automatizzate richiederà strumenti efficaci per ricostruire le operazioni, contestare gli errori e ottenere rimedi.
L’Unione europea ha già introdotto un quadro normativo con l’AI Act, il Digital Services Act, il GDPR e le disposizioni sulla tutela dei consumatori.
Queste norme costituiscono una base importante, ma la loro applicazione alle nuove forme di commercio automatizzato richiederà particolare attenzione.
Il nuovo consumatore dovrà avere nuovi diritti?
La domanda centrale non è se l’intelligenza artificiale entrerà nelle nostre vite. Questo processo è già iniziato.
La questione è stabilire quali garanzie dovranno accompagnarlo.
Dal punto di vista di Konsumer Italia, diventano fondamentali alcuni principi:
- Diritto alla trasparenza: sapere quando una decisione è stata elaborata o eseguita da un sistema AI.
- Diritto al controllo: poter definire limiti di spesa, autorizzazioni e operazioni consentite.
- Diritto alla spiegazione: comprendere, nei casi previsti dalla legge, i criteri delle decisioni automatizzate.
- Diritto alla contestazione: disporre di procedure accessibili quando si verifica un errore.
- Diritto alla privacy: impedire raccolte e utilizzi dei dati non giustificati.
- Diritto all’alternativa umana: mantenere canali di assistenza accessibili, soprattutto nei servizi essenziali.
- Diritto all’inclusione: evitare che anziani, persone fragili e cittadini con minori competenze digitali vengano esclusi dai servizi.
Questi principi rappresentano una proposta di tutela per il futuro: non tutti costituiscono già diritti generali e incondizionati riconosciuti dalla normativa vigente.
Konsumer Italia: la tecnologia deve servire il cittadino, non sostituirne la volontà
Entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un intermediario quotidiano tra cittadini e mercato.
Non ci limiteremo più a utilizzare applicazioni per comprare, pagare, prenotare o confrontare offerte. Potremmo affidare molte di queste operazioni ad assistenti digitali capaci di agire autonomamente entro limiti prestabiliti.
La trasformazione potrebbe portare risparmi di tempo, servizi più efficienti e nuove opportunità.
Ma potrebbe anche concentrare un potere senza precedenti nelle mani di chi controlla algoritmi, piattaforme e dati.
Per Konsumer Italia la priorità deve essere garantire che l’innovazione rafforzi, anziché indebolire, la posizione del consumatore.
Il futuro non dovrà essere quello di un cittadino che accetta passivamente le decisioni della propria intelligenza artificiale, ma quello di una persona che utilizza la tecnologia per esercitare i propri diritti con maggiore consapevolezza.
Perché la vera rivoluzione non sarà avere un’intelligenza artificiale capace di scegliere al nostro posto.
Sarà avere strumenti così avanzati da aiutarci a scegliere meglio, senza rinunciare alla nostra libertà.
I numeri che raccontano il cambiamento
