In Italia e in molti Paesi europei il prezzo dell’energia elettrica continua a essere legato al costo del gas naturale a causa dell’attuale meccanismo di formazione del prezzo all’ingrosso. Questo sistema fa sì che, anche quando l’elettricità è prodotta da fonti rinnovabili o da tecnologie a basso costo, il prezzo finale pagato da famiglie e imprese resti fortemente influenzato dalle oscillazioni del metano.
Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda, rispetto al 42% del 2024 (fonte Terna), eppure il gas – che rappresenta una quota minoritaria rispetto al totale della produzione – arriva a determinare il prezzo dell’energia per la maggior parte delle ore. In pratica, il gas fissa il prezzo dell’elettricità anche quando non è la fonte prevalente, con effetti diretti sull’aumento delle bollette.
Il disaccoppiamento (decoupling) tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità nasce per correggere questa distorsione: separare i prezzi in base ai reali costi di produzione, rendere il sistema più stabile e ridurre l’impatto delle crisi energetiche sui consumatori. Un obiettivo ancora più urgente alla luce del recente rialzo del prezzo del gas sui mercati internazionali, tornato sopra i 50 euro/MWh.
Per le famiglie, il decoupling potrebbe tradursi in tariffe più stabili e prevedibili, meno esposte agli shock del mercato del gas. Per le imprese, soprattutto quelle energivore, significherebbe maggiore certezza nella pianificazione dei costi e una possibile riduzione della spesa energetica nel medio-lungo periodo. Le stime indicano risparmi potenziali tra il 10% e il 20%, soprattutto in un sistema che valorizzi maggiormente le fonti rinnovabili.
Disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas non è solo una scelta tecnica, ma una riforma necessaria per rendere il sistema energetico più equo, trasparente e coerente con la transizione verso fonti più economiche e sostenibili.
