AI e finanza: possiamo fidarci?

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Intelligenza artificiale e decisioni finanziarie: quanto possiamo fidarci dell’AI?

Sempre più consumatori utilizzano algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale per orientarsi tra investimenti, risparmio e credito. Ma accessibilità e velocità non devono trasformarsi in fiducia cieca

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella gestione delle finanze personali. Chiedere a un chatbot come investire i propri risparmi, utilizzare un robo-advisor per costruire un portafoglio o affidarsi a strumenti automatizzati per confrontare prodotti finanziari è ormai alla portata di chiunque.

Per il consumatore le opportunità sono evidenti: informazioni disponibili in pochi secondi, servizi accessibili 24 ore su 24, possibilità di confrontare alternative e strumenti potenzialmente personalizzati.

Ma quando in gioco ci sono risparmi, investimenti, mutui, prestiti o assicurazioni, una domanda diventa fondamentale: quanto possiamo fidarci dell’AI?

Un recente rapporto dell’OCSE dedicato proprio all’uso dell’intelligenza artificiale nella finanza personale riconosce i possibili benefici in termini di accessibilità, personalizzazione e supporto alle decisioni, ma segnala contemporaneamente rischi legati a errori e “allucinazioni”, bias, influenza commerciale, privacy ed esclusione finanziaria.

In Italia il 15% degli adulti utilizza robo-advisor

Un dato particolarmente interessante arriva dalla Banca d’Italia.

Uno studio pubblicato nel novembre 2025, basato sull’indagine IACOFI 2023, stima che il 15% degli adulti italiani utilizzi robo-advisor, cioè piattaforme che offrono servizi di consulenza finanziaria automatizzata attraverso algoritmi.

L’utilizzo risulta più frequente tra gli uomini e tra le persone con maggiori competenze digitali. Ma emerge un elemento che merita particolare attenzione dal punto di vista della tutela del consumatore: questi strumenti sono più diffusi anche tra persone con conoscenze finanziarie più limitate. Lo studio rileva inoltre un’associazione tra utilizzo dei robo-advisor e maggiore partecipazione ai mercati finanziari.

Questo non significa che i robo-advisor siano necessariamente pericolosi. Evidenzia però un possibile paradosso: proprio chi dispone di minori strumenti per valutare autonomamente una raccomandazione finanziaria potrebbe essere maggiormente portato ad affidarsi alla tecnologia.

La fiducia nell’AI cresce, ma quella nell’uomo rimane superiore

Anche sul tema della fiducia esistono dati italiani interessanti.

Una ricerca della Banca d’Italia pubblicata nel dicembre 2025 ha confrontato l’utilizzo dell’AI generativa nelle famiglie italiane e statunitensi. In Italia risulta relativamente più diffusa la fiducia nella capacità della GenAI di produrre effetti positivi sul benessere e sulla situazione finanziaria personale.

C’è però un limite importante: sia in Italia sia negli Stati Uniti, i servizi basati sull’intelligenza artificiale vengono considerati meno affidabili rispetto a quelli forniti direttamente dalle persone.

È una distinzione importante. I consumatori sembrano riconoscere le potenzialità della tecnologia, senza aver ancora trasferito completamente sull’algoritmo la fiducia tradizionalmente attribuita all’interlocutore umano.

Il problema italiano dell’alfabetizzazione finanziaria

La diffusione dell’AI finanziaria deve inoltre essere letta alla luce delle competenze di chi la utilizza.

L’indagine della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti mostra che nel 2023 l’Italia aveva raggiunto un punteggio di 10,7 su 20, contro 10,2 nel 2020. Nonostante il miglioramento, la stessa Banca d’Italia definisce il livello ancora basso. L’indagine ha coinvolto poco meno di 5.000 persone tra 18 e 79 anni.

L’AI può quindi rendere più semplice l’accesso alle informazioni finanziarie, ma non elimina la necessità di comprenderle.

Anzi, potrebbe renderla ancora più importante.

Primo rischio: l’AI può sbagliare con grande sicurezza

Uno dei problemi più conosciuti dell’intelligenza artificiale generativa è rappresentato dalle cosiddette allucinazioni: risposte plausibili nella forma, ma inesatte o completamente inventate.

In ambito finanziario la conseguenza può essere particolarmente delicata.

Un sistema potrebbe utilizzare informazioni non aggiornate, interpretare erroneamente una norma fiscale, presentare dati sbagliati su un prodotto o formulare una risposta senza conoscere adeguatamente situazione patrimoniale, reddito, orizzonte temporale e propensione al rischio dell’utente.

L’OCSE include esplicitamente le allucinazioni tra i rischi dell’AI applicata alle decisioni finanziarie.

La capacità di produrre una risposta convincente non deve quindi essere confusa con la certezza che quella risposta sia corretta.

Secondo rischio: non sappiamo sempre perché l’algoritmo decide

C’è poi il problema della trasparenza.

Un algoritmo può partecipare alla valutazione di una richiesta di credito, alla determinazione di un rischio assicurativo o alla composizione di un portafoglio.

Ma cosa succede quando il consumatore non riesce a capire perché è stata presa una determinata decisione?

La Banca d’Italia ha recentemente sottolineato proprio questo rischio: di fronte a modelli opachi il cittadino può perdere la capacità di comprendere e contestare una decisione finanziaria.

La trasparenza diventa quindi una questione di tutela del consumatore, non semplicemente un problema tecnico.

Terzo rischio: i bias possono diventare decisioni finanziarie

Un algoritmo apprende dai dati.

Se quei dati contengono distorsioni o riflettono disuguaglianze esistenti, il sistema può riprodurle o amplificarle.

Il problema può riguardare, per esempio, la concessione del credito, le assicurazioni e altre valutazioni finanziarie automatizzate.

L’OCSE segnala tra i rischi della crescente digitalizzazione finanziaria proprio bias algoritmici, scarsa trasparenza e problemi relativi alla privacy e all’integrità dei dati.

Quarto rischio: chi sta davvero consigliando il consumatore?

C’è un’altra domanda che ogni utente dovrebbe porsi:

perché l’AI mi sta consigliando proprio questo prodotto?

Una raccomandazione può sembrare neutrale perché viene presentata da un algoritmo. Ma dietro un servizio digitale possono esserci modelli commerciali, accordi con operatori, commissioni o criteri di selezione che il consumatore non conosce.

L’OCSE indica infatti anche la commercial influence, cioè l’influenza di interessi commerciali, tra i rischi da considerare quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata nella finanza personale.

Un consiglio automatizzato non è automaticamente un consiglio indipendente.

AI e truffe finanziarie: il pericolo della fiducia artificiale

L’intelligenza artificiale non viene utilizzata soltanto da banche, assicurazioni e consumatori.

La utilizzano anche i truffatori.

Il Consumer Finance Risk Monitor 2026 dell’OCSE, costruito sulle valutazioni provenienti da 60 giurisdizioni, mostra che l’85% delle giurisdizioni rispondenti considera truffe e frodi finanziarie tra i principali rischi per i consumatori. Il rapporto sottolinea inoltre che l’AI generativa può rendere le frodi più realistiche attraverso contenuti falsi, documenti manipolati e tecniche capaci di sfruttare maggiormente la fiducia delle vittime.

Deepfake di personaggi conosciuti, falsi consulenti, piattaforme di investimento apparentemente professionali e comunicazioni costruite con linguaggio estremamente credibile possono rendere sempre più difficile distinguere una proposta autentica da una truffa.

L’AI è già dentro il sistema finanziario italiano

La questione non riguarda soltanto quello che i consumatori fanno autonomamente con un chatbot.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata sempre più anche dagli operatori finanziari.

Un rapporto OCSE del 2026 sul mercato italiano rileva che il 39% degli operatori intervistati utilizza l’AI nelle attività quotidiane. La percentuale sale al 70% nel settore assicurativo e al 59% in quello bancario, mentre tra gli operatori dei mercati finanziari è pari al 31%.

L’AI sta quindi diventando parte dell’infrastruttura attraverso la quale vengono offerti servizi ai cittadini.

Ed è proprio per questo che trasparenza, responsabilità e possibilità di intervento umano diventano centrali.

Come utilizzare l’AI senza affidarle i propri risparmi

Dal punto di vista del consumatore, la soluzione non è rifiutare l’intelligenza artificiale.

Può essere uno strumento estremamente utile per comprendere concetti finanziari, confrontare scenari, preparare domande da rivolgere a un professionista e rendere più accessibili informazioni altrimenti complesse.

Il problema nasce quando uno strumento di supporto viene trasformato nell’unico decisore.

Prima di prendere una decisione finanziaria importante è quindi opportuno verificare le informazioni attraverso fonti ufficiali, controllare che intermediari e consulenti siano autorizzati, comprendere costi e rischi del prodotto e non fornire a chatbot generici informazioni bancarie, password o altri dati riservati.

Soprattutto, una risposta generata dall’AI non dovrebbe essere interpretata automaticamente come una raccomandazione finanziaria personalizzata.

Konsumer Italia: dall’intelligenza artificiale alla scelta consapevole

La vera sfida dei prossimi anni non sarà decidere se utilizzare o meno l’intelligenza artificiale nella finanza. L’AI è già entrata nel settore e la sua presenza è destinata ad aumentare.

La sfida sarà evitare che comodità e velocità vengano confuse con affidabilità assoluta.

L’intelligenza artificiale può aiutare il consumatore a comprendere meglio un prodotto e a raccogliere informazioni, ma la decisione finale deve restare consapevole, verificabile e realmente nelle mani della persona.

Per Konsumer Italia, all’aumentare della capacità degli algoritmi deve quindi crescere anche la capacità critica dei cittadini.

Perché quando si parla dei propri risparmi, la domanda non dovrebbe essere soltanto “Cosa mi consiglia l’AI?”, ma anche “Su quali informazioni si basa, chi c’è dietro e come posso verificarlo?”

FONTI: Banca d’Italia – Uso dei robo-advisor in Italia · Banca d’Italia – GenAI e famiglie italiane · OCSE – Artificial intelligence and personal finance · OCSE – Consumer Finance Risk Monitor 2026 · OCSE – L’AI nei mercati finanziari italiani

 

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