Crack banche, ed ora si corre ai ripari Ma serviva il morto.

Un sistema inaffidabile ed infido dove gli interessi finanziari prevalgono sugli interessi umani, un sistema basato sul far pagare sempre ai più deboli l’intento speculativo di pochi forti, protetti da governicchi e dall’europa, quella con la e minuscola.

Eppure se dei poveri ignoranti come noi ci erano arrivati che servisse un fondo interbancario a protezione dei risparmiatori, perché chi è ben più esperto (e pagato) di noi non ci è (o non ci è voluto) arrivato prima? Perché tutte quelle scuse dei diktat europei quando adesso c’è un via libera? Serviva arrivare al suicidio di qualcuno? Sembra di si, infatti di solito solo dopo fatti tragici si fanno leggi salvasuicidi, ma con estrema attenzione che siano poco conosciute e, soprattutto, poco perseguibili.



Di fatto quello che è vero è che siamo in un sistema finanziario in cui tutto possa essere sacrificabile in nome della finanza stessa, tutto sia occultabile e l’insanabile sia sanabile nel nome del dio denaro, se questo non è di un privato, è il sistema dell’arroganza e della prepotenza su chi, in nome ed osservanza di un decreto può anche andare per stracci. In fondo che sono alcune decine di migliaia di famiglie, pecore tra le pecore che possono essere parcheggiate in qualsiasi recinto, anche quello della disperazione e dell’inedia. E cosa sono quattro piccole banche, il feticcio di un sistema che non deve cambiare, non loro, il torto è di chi gli ha creduto. Chi ha creduto al consiglio dell’impiegato, che sotto pressione e minaccia di perdere il posto di lavoro, era spinto a consigliare quell’investimento di carta straccia, chi ha creduto in una solidità data dalla capillarità sul territorio di un nome che evoca il proprio luogo d’origine o di residenza, chi ha creduto nella sicurezza di un sistema marcio e corrotto, e proprio perché i cattivi non muoiono mai, meglio affidarsi a loro.

Popolo di smemorati che non ricordano quanto la finanza abbia già fatto male alla vita di ognuno di noi, quante volte dovremmo scrivere alla lavagna: bond argentini, cirio, parmalat, banca 121, Lehman & Brothers e chi più ne ha più ne metta. Chi ha sempre pagato gli errori di una vigilanza poco vigile o troppo dipendente da una indipendenza basata sull’essere proprietà delle vigilate, di politici ostaggi, se non complici, del sistema? Risposta troppo semplice perché le crisi non sono mai di chi ha ragione a prescindere, se non la ha se la può dare, le crisi sono per quelli che nel corso di questi ultimi 10 anni sono diventati frequentatori dell’inferno che è al di sotto della soglia di povertà, per quei sette milioni di cittadini che sono nel limbo e costituiscono la soglia di povertà, per tutto quel ceto medio che era medio quando poteva permettersi di guardare al futuro con speranza e che oggi non esiste più, per quei piccoli imprenditori che potevano imprendere sapendo di poter vivere con la propria impresa e che oggi giacciono come tante croci nelle braccia di equitalia, esoso esattore di stato, grazie ad un sistema di contributi obbligatori, fiscale e di studi di settore paradossale.
Bene, accogliamo con gioia il ripensamento governativo sul fondo di solidarietà, non comprendiamo chi sarà l’arbitro, se mai ci sarà un arbitro imparziale ed in grado di essere terzo, ci auguriamo che sia così e non sia un altro postificio per benedetti dal signore. Speriamo che sappia davvero saper distinguere tra speculatori, professionisti della finanza e semplici risparmiatori imbrogliati da informazioni mendaci e vittime di condizioni e spiegazioni volutamente irricevibili ed illeggibili.

Soprattutto ci auguriamo che cambi il sistema, l’intero sistema e non sia la classica toppa improvvisata, utile a sopire gli animi giustamente ardenti di un popolo che si sente tradito e sacrificato. Un’ultima considerazione però voglio lanciarla, torno sui miei pensieri passati, recenti e remoti. In questo caos economico in cui l’investimento è quasi sempre fonte di guadagno di un sistema bancario corrotto ed impunito, in attesa che qualcuno finalmente paghi in tempi che permettano a tutti di ricordare il reato, perché non ricordare anche che il sistema assicurativo, che pure spesso critico e contrasto, in tutte le occasioni di default si è saputo sempre distinguere per una sana e corretta gestione dei capitali affidati e che non ha mai messo a rischio i soldi dei propri clienti, oggi è giusto ricordare che compagnie come Unipol, Cattolica, Hdi solo per citarne alcune ma l’intero settore reagì nello stesso modo, trovandosi in pancia titoli in default della Lehman & Brothers (molto pochi per la verità) hanno garantito, con fondi propri, i loro clienti, ripianando le perdite. E allora se proprio dobbiamo investire che almeno si sappia scegliere, con memoria del passato, chi ci mette del suo, e garantisce l’investimento, da chi del suo lo mette solo per imbrogliarci.

L’associazione di cui faccio parte ora aspetta solo che ci siano le condizioni, grazie a PM illuminati, per poter affiancare i consumatori nelle costituzioni di parte civile in procedimenti penali. Perché di illeciti penali stiamo parlando, non di marachelle senza dolo.