Shrinkflation: la spesa cambia senza accorgersene

shrinkflation

Shrinkflation: meno prodotto, stesso prezzo. Il fenomeno che sta cambiando la spesa degli italiani

Negli ultimi anni molti consumatori hanno avuto una sensazione sempre più diffusa davanti agli scaffali del supermercato: confezioni apparentemente identiche, ma con meno prodotto all’interno. Non si tratta di un’impressione. Questo fenomeno ha un nome preciso: shrinkflation.

La parola deriva dall’unione dei termini inglesi shrink (ridurre) e inflation (inflazione) e descrive una pratica sempre più diffusa che consiste nel ridurre la quantità di prodotto contenuta in una confezione mantenendo invariato il prezzo, o aumentandolo solo leggermente.

Secondo numerose analisi condotte negli ultimi anni da istituti di ricerca, associazioni dei consumatori e autorità di controllo europee, la shrinkflation è diventata una delle strategie più utilizzate dall’industria alimentare e dei beni di largo consumo per far fronte all’aumento dei costi di produzione senza intervenire direttamente sul prezzo esposto.

📈 Un fenomeno cresciuto dopo la crisi energetica

Se casi di shrinkflation erano già stati osservati negli anni precedenti, il fenomeno ha assunto dimensioni molto più rilevanti a partire dal 2021 e soprattutto tra il 2022 e il 2024, in concomitanza con:

  • aumento dei costi energetici;
  • rincaro delle materie prime;
  • crescita dei costi di trasporto e logistica;
  • inflazione elevata registrata in tutta Europa.

Le imprese si sono trovate di fronte a una scelta difficile: aumentare sensibilmente i prezzi o ridurre le quantità. Molte aziende hanno optato per la seconda soluzione, ritenendo che il consumatore fosse più sensibile al prezzo esposto che al peso effettivo del prodotto.

🛒 Dove si osserva maggiormente la shrinkflation

Le segnalazioni raccolte negli ultimi anni riguardano numerose categorie merceologiche.

Tra i prodotti più frequentemente interessati troviamo:

  • snack e merendine;
  • biscotti;
  • patatine e prodotti da aperitivo;
  • cereali per la colazione;
  • gelati;
  • cioccolato;
  • bevande;
  • prodotti per la cura della casa;
  • detergenti e prodotti per l’igiene personale.

In molti casi le confezioni mantengono dimensioni molto simili alle precedenti, rendendo difficile per il consumatore accorgersi immediatamente della riduzione del contenuto.

🔍 Alcuni esempi osservati negli ultimi anni

Le rilevazioni effettuate da osservatori dei consumatori e dalla stampa specializzata hanno evidenziato numerosi casi in Europa e in Italia.

Tra le riduzioni più frequenti:

  • confezioni di biscotti passate da 500 a 450 grammi;
  • tavolette di cioccolato ridotte da 100 a 90 grammi;
  • sacchetti di snack diminuiti da 200 a 180 grammi;
  • gelati con riduzioni comprese tra il 10% e il 20%;
  • detersivi concentrati in confezioni di volume inferiore.

In alcuni casi il prezzo al dettaglio è rimasto invariato, mentre in altri è aumentato contestualmente alla diminuzione della quantità.

💰 L’effetto reale sul portafoglio

La shrinkflation può apparire meno evidente rispetto a un aumento diretto dei prezzi, ma il suo impatto sul bilancio familiare può essere significativo.

Un esempio semplice:

  • una confezione da 500 grammi venduta a 5 euro ha un costo di 10 euro al chilogrammo;
  • la stessa confezione ridotta a 450 grammi e venduta ancora a 5 euro porta il costo reale a oltre 11 euro al chilogrammo.

Il consumatore paga quindi di più per ogni unità di prodotto, anche se il prezzo sullo scaffale sembra invariato.

Le nuove regole in Italia

Per aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, l’Italia ha introdotto nuove disposizioni specifiche contro la shrinkflation.

Dal 2025 i produttori che riducono la quantità di un prodotto mantenendo invariata la confezione devono informare chiaramente il consumatore attraverso specifiche indicazioni visibili sul punto vendita per un determinato periodo di tempo.

L’obiettivo è consentire al cittadino di effettuare una scelta realmente consapevole e confrontare correttamente i prodotti.

Si tratta di una delle prime iniziative europee nate per contrastare gli effetti meno trasparenti del fenomeno.

🛡️ Come possono difendersi i consumatori

Konsumer Italia invita i cittadini a prestare particolare attenzione ad alcuni aspetti durante la spesa:

✔ controllare sempre il peso o il volume effettivo riportato in etichetta;

✔ confrontare il prezzo al chilogrammo o al litro, e non soltanto il prezzo finale;

✔ verificare eventuali modifiche rispetto agli acquisti abituali;

✔ segnalare situazioni poco trasparenti alle associazioni dei consumatori.

Spesso il prezzo unitario esposto sugli scaffali rappresenta il modo più efficace per capire se un prodotto sia realmente conveniente.

📢 Il punto di vista di Konsumer Italia

La shrinkflation non è di per sé una pratica illegale, purché il consumatore sia correttamente informato.

Tuttavia, quando la riduzione delle quantità viene comunicata in modo poco chiaro o risulta difficilmente percepibile, si rischia di compromettere la trasparenza del mercato e la possibilità per il cittadino di compiere scelte consapevoli.

Per questo Konsumer Italia sostiene tutte le iniziative volte a rafforzare l’informazione e la tutela dei consumatori, promuovendo maggiore chiarezza nelle confezioni e nelle comunicazioni commerciali.

In un periodo caratterizzato da inflazione e riduzione del potere d’acquisto, conoscere il fenomeno della shrinkflation significa proteggere meglio il proprio budget familiare e fare acquisti più consapevoli.

 

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